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OBSCURA: Akróasis

data

25/01/2016
88


Genere: Progressive Death Metal
Etichetta: Relapse Records
Distro:
Anno: 2016

"Questo è il miglior disco degli Obscura": una frase che sentiamo ogni volta che questa formidabile band pubblica un nuovo album, e la sentiremo tanto anche con 'Akróasis', che marchia a fuoco questo 2016 e mette in difficoltà un po' tutti quelli che si aspettavano un calo, pur fisiologico, dopo 'Omnivium'. Bene, Steffen Kummerer parte da lì, senza i due ex Necrophagist e -scusate se il pensiero è troppo elaborato- se ne fotte altamente di schemi, di paragoni col passato e ci delinea senza troppa difficoltà un confine molto spesso confuso, quello tra technical death e progressive death, ribadendo (se qualcuno non l'aveva capito) che la sua creatura si trova nel secondo raggruppamento. Sì, ci sono idee che vi faranno perdere l'uso delle mani, soprattutto se siete musicisti e vi masturbate con gusto sulla vostra chitarra, ma non è solo quello. Ancora più che nelle uscite precedenti, i confini si allargano, le melodie sono più aperte e qui bisogna citare quella di "rimbalzo" e arpeggiata che sorregge "The Monist", che sembra più lineare e a un certo punto si va talmente dritti che parte un UH! alla Celtic Frost. L'assolo della traccia di apertura poi, insieme alla progressione armonica assolutamente irrituale di "Perpetual Infinity" (death metal? dove?) è un esemplare dimostrazione che si tratta di prog, di ricerca continua dell'intuizione geniale, proprio come Cynic e Death (i due nomi che più danno in termini di influenza alla band) hanno sempre fatto. Stupisce sempre di più come sia possibile che un album così complesso e denso sia immediatamente fruibile da chiunque, tanto che per citare una vecchia pubblicità potremmo dire che il target di pubblico va da zero a novantanove anni. E poi si vedono persone che ai loro live cantano i ritornelli e le parti più melodiche degli assoli, roba assurda se pensiamo a quanto il genere sia quasi per definizione ostico e esclusivo. Che deve fare una recensione? Scegliere il pezzo migliore? Ma prendetene uno a caso, sarà come tuffarvi nello spazio e affogare nella perfezione. Vi basterà per diversi giorni, fidatevi, è uno sviluppo/affinamento dello stile d'assalto di 'Cosmogenesis' e di quello più totalizzante di 'Omnivium'. Tuttavia, poiché avete già visto il voto in alto, dovete sapere che quello è giustificato anche dal pezzo conclusivo, "Weltseele", che -come si dice in ambito sportivo di una squadra che ammazza le partite- meriterebbe un campionato a parte. Quindici minuti, chitarre di ogni genere, rullate epiche, una sorta di "Rime of The Ancient Mariner" (Iron Maiden) in cui sono evidenti i richiami alla musica classica, non tanto per gli archi, ma anche per come è costruito il brano e per una armonia e una completezza che raramente abbiamo sentito nel metal, soprattutto negli ultimi anni. Un futuro classico, chiedetelo pure ai gruppi che si ispirano a loro: per questioni anagrafiche li sentono persino più vicini dei Death. Se Raffaello fosse vissuto tra noi e per qualche strano caso fosse stato metallaro, avrebbe probabilmente incluso gli Obscura nel suo affresco "La Scuola di Atene".

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