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NEFESH: CONTAMINATIONS

data

23/04/2014
81


Genere: Prog Thrash Metal
Etichetta: Revalve Records
Distro:
Anno: 2014

Finalmente dopo miriadi di copie di 'Images And Words' ecco una band che fa progredire il prog metal. La definizione era diventata quantomai stantia e standardizzata, non c'era più nessuno che avesse il coraggio di osare, se non i soliti noti - leggi Fates Warning e Queensryche - e allora i marchigiani Nefesh prendono il toro per le corna forti di un background multiforme, mettono tutte le idee al servizio delle canzoni ed il risultato è il secondo full-lenght dal significativo titolo 'Contaminations', che segue 'Shades And Lights' del 2011, album che aveva già dato parecchia visibilità alla band. Il secondo album di questo notevole gruppo, curato nei minimi particolari, è stato registrato tra i Music Explosion Studios e i rodati New Sin di Luigi Stefanini, e porta la contaminazione prog/metal ad un livello più alto, sfiorando ripetutamente il thrash, il death, persino l'alternative e gocce di industrial, cosa che solo gli Eldritch del sottovalutato 'Reverse' erano riusciti a fare. 'Contaminations' è uno dei pochi album dove persino l'intro ha un senso, una vera e propria introduzione mistico-spaziale a quello che ci attende nei successivi dieci brani, dalla successiva, sintomatica "Reborn Together", summa del Nefesh-sound con ritmiche aggressive e vocals che fanno altrettanto, dando uno scossone iniziale ed uno finale, inframezzati da un interludio pseudo psichedelico. In 'Contaminations' ci sono anche tre brani in lingua madre, due di essi, cioè "Una Piacevole Sorpresa" e "Oltre Me" sono tra i più lineari, ma ricchi di pathos, tanto quanto lo è l'altro, "Figlio Della Vita", ballad dal sapore maliconico, quasi drammatico; riuscire quindi a descrivere gli altri pezzi è oltremodo complicato, avrete capito che non siamo di fronte ad una band qualunque, le ritmiche e gli assoli di Luca Lampis delineano tutti i pezzi, laddove alcuni si fanno più sinfonici - "The Shades" e "After The End" - è il vocalist Paolo Tittarelli a far da opposto al superlavoro del tastierista Stefano Carloni, mentre dove la sezione ritmica decide di spezzare le reni - "My Black Hole" e "Dreams Beyond The Sky" - è la poliedricità del sound a far da ago della bilancia in un continuo equilibrio saltellante che entusiasma anche quando, appunto, si fanno largo degli accenni alternative nello stupendo chiaroscuro di "My White Stars", terzo e conclusivo episodio della trilogia posta a metà dell'opera. E quando un disco si conclude con un outro che fa da preludio ad un nuovo fortunale che si abbatterà su di noi in futuro, non si può che saltare in piedi e lasciarsi andare ad una goduriosa standing ovation!

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