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MORTALICUM: The Endtime Prophecy

data

18/07/2012
78


Genere: Heavy Doom Metal
Etichetta: Metal On Metal Records
Distro:
Anno: 2012

Secondo album per i Mortalicum che perfezionano alla grande il loro debutto 'Progression Of Doom', e danno alle stampe quello che in ogni caso è un lavoro variegato, pieno di idee, pieno di voglia di raccontare il proprio mondo musicale con più dovizia di particolari possibile. 'The Endtime Prochecy', titolo altisonante e ambizioso, è introdotto da una parte di un affresco di Giorgio Vasari dalla Basilica di Santa Maria del Fiore in copertina, senz'altro una scelta che oltre a far scattare come una molla il nostro patriottismo, riesce a ben raffigurare gli intenti e il sound dei Mortalicum. Un ibrido riuscitissimo tra heavy metal e hard rock ci si appiccica lentamente addosso, non è un sudaticcio sludge, non è solo una litania doom. Sono cumulate qui dentro un sacco di influenze, miscelate in modo molto personale: è l'esperienza inglese quella predominante con i numi tutelari Black Sabbath a fare da luce guida sia per una punta di acidità riscontrabile nei pezzi più doom ("When Hell Freezes Over" ha in dotazione il sound di chitarra sciolto di Iommi e tanto groove ossessivo), sia per alcuni spunti epici che rimandano all'era Dio. L'energia che emana questo album è qualcosa di incontrollabile, magnetico come fosse davvero roba di quarant'anni fa, senza comunque risultare affatto vintage nei suoni. Siamo saldi nel 2012, anche se l'illuminazione viene da lontano. L'ispirazione non viene mai meno, dai ritornelli blueseggianti perfetti agli assoli assolutamente libidinosi, ai picchi assoluti della parte finale del disco: "Ballad Of A Sorrowful Man" sembra la continuazione di "Planet Caravan" (naturalmente dei Black Sabbath), una stupenda e dolente ballata, dagli assoli prima tiepidi e poi nervosi; la suite di dieci minuti "Embracing Our Doom" mette in mostra tutte le qualità dei Mortalicum e dimostra che non solo i riff sono vincenti, non solo ci sono linee vocali magistralmente interpretate dall'alta voce di Henrik, ma è proprio la capacità di unire e stravolgere i propri punti di riferimento ad essere il tratto saliente di questa band. La versione rock ed accessibile dei Witchfinder General e dei Trouble. Sì, c'è classe qui dentro, sarebbe un peccato far rimanere questo stiloso combo scandinavo nell'ombra. Magari ci si aspetterebbe un po' più di cattiveria in alcuni punti un po' troppo puliti, soprattutto ci aspettiamo che dalle prossime uscite il fantasma dello Iommi style sia almeno attenuato, ma ad una band che già al secondo disco si comporta così bene perdoniamo questi peccati veniali.

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