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MOORE, GARY: RUN FOR COVER

data

29/07/2003
88


Genere: Hard Rock
Etichetta: 10 Records
Anno: 1985

Irlandese di Belfast, attualmente 50enne. Chiamarlo leggenda vivente potrebbe indurre, come spesso erroneamente accade, a considerarlo come un “vecchio” alla fine dei suoi anni artistici il quale buono se ne sta sulla sua sedia a dondolo aspettando il solito mesto tributo oppure la citazione di turno come fonte di ispirazione. Ma il carattere indomito e passionale di Gary, il suo incondizionato amore per la musica e per la sua fidata sei corde(la mitica “Les Paul” della Gibson), una sensibilità ed una sincerità artistica fuori dal comune che è tipica di quelle persone che ti fanno stare bene anche solo sapere di tenerle metaforicamente accanto, disegnano la figura di un musicista a dir poco unico nel suo genere. Gary ha sempre goduto dei favori della critica e degli ascoltatori e album come “Corridors of power”, “Victims of the future”, lo spettacolare live “We want MOORE!!!” deliziarono la prima metà degli ’80 con scariche di adrenalina, elettricità cavalcante e fluenti lacrime generate da ballad romantiche o drammatiche e guitar-solo che definirli commoventi appare riduttivo. Il disco in questione, a furor di critica(e non solo), è considerato un album assolutamente “da possedere”. I perché sono così manifestamente espressi in “Military man”, brano cadenzato ed alternato da una parte centrale riflessiva seguita poi da un solo a dir poco da brividi. Canzone pacifista dal cuore arrabbiato ed addolcita da una melodia bellissima che richiama in vita il rammarico di non aver potuto fermare gli eventi portatori di assurde tragedie. Con lo stesso impeto ma con maggior carica emotiva si muove la mitica “Out in the fields”, cantata in duetto con Phil Lynott: assolutamente qualcosa di imperdibile: un ritornello e poi un solo che si incastonano nella testa come le più preziose pietre su metallo pregiato ed una espressività interpretativa davvero incredibili!! “Empty rooms” è un altro brano storico, ballad per eccellenza che distribuisce vibrazioni e pensieri autunnali e che sprigiona ancora più magia dal vivo(“We want MOORE!!!”) quando Gary si esibisce in un lunghissimo solo strappalacrime ridondante di sentimento. Brani ispiratissimi sono “Nothing to lose” e “Reach for the sky” e “Out of my system”(con un grande Glenn Hughes dietro al microfono), in cui è sempre la chitarra a farla da padrone, tagliente ma sporca, corposa ma stridula, che tesse trame armoniche e riff in quantità industriali da esportare nelle anime più bisognose di elettricità, mentre “Listen to your heartbeat”, semi-ballad che raccoglie i pezzi di memoria perduti per strada, chiude un disco che colpisce direttamente al cuore, un disco che sprona lo spirito e lo invita a riflettere prima e ad agire poi, un disco per chi cerca soluzioni prettamente tecniche e per chi cerca un carico di emozioni pronto a travolgerlo.

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