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MINISTRY: From Beer To Eternity

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07/09/2013
82


Genere: Industrial Metal
Etichetta: AFM Records
Distro:
Anno: 2013

Come per 'The Last Sucker', anche questo album è stato annunciato come ultimo. E se - come per il disco appena citato - anche il titolo fa presagire l'addio, il fatto che Al possa ripensarci è probabile vista la omologa decisione di un paio d'anni fa che ci ha poi regalato nel 2012 il violentissimo 'Relapse'. Le probabilità che stavolta sia davvero l'ultimo disco sono aumentate (molto? poco?) dalla morte del grande Mike Scaccia, amico del mastermind dei Ministry e chitarrista anche dei Rigor Mortis, che tra le ultime cose che fece registrò le proprie parti per 'From Beer To Eternity'. Con un titolo degno dei migliori Tankard, Jourgensen dopo il thrash industrializzato delle ultime uscite riscopre un malsano gusto per l'industrial che egli stesso ha contribuito a rendere irraggiungibile più di venti anni fa. L'album intero è una sintesi dell'intero percorso dei Ministry, infarcito di samples disturbanti che arricchiscono con sarcasmo il pandemonio epilettico creato. Se mettiamo a confronto le opener degli ultimi album, si sente che questa "Hail To His Majesty" è altro rispetto a "Ghouldiggers" e soprattutto "Let's Go". Una celebrazione della propria autodistruzione, cadenzata e trionfalmente decadente, come se i Manowar fossero stati picchiati a sangue dagli scagnozzi del tizio della copertina del precedente 'Relapse'. Anche "The Horror" è totalmente sintetica e riporta ad altre epoche della band, così come la sorprendente "Thanks But No Thanks", che fa partire un dub fumoso e lo corrode con le solite barbare movenze di Rossi, Quirin e Campos. Influenze non sottili provengono dagli altri progetti, Lard e Revolting Cocks. A proposito del compianto chitarrista, bisogna segnalare ben due brani: "Change Of Luck", con testo a lui dedicato e ammantata di un alone malinconico e mediorientale; "Side FX including..." che tra drum machine impazzita e assoli squassanti riprende il discorso dei nuovi Ministry. Quello che ci fa piacere è che nonostante queste variazioni sul tema, i Nostri siano ancora capaci di scrivere brani assolutamente laceranti e in linea con la più recente produzione, con ad esempio "Perfect Storm" (fidatevi, un uragano) o il singolo "PermaWar", che unisce la potenza a delle aperture più melodiche, addirittura con l'aiuto di una armonica. Il tutto sotto il segno di un produzione che sottolinea ogni cambiamento d'umore lungo la tracklist. Il thrash si dissipa leggermente, in favore di un approccio meno diretto che nel passato più prossimo, ma altrettanto virale. Oltre all'amarezza per un sistema politico corrotto, c'è da considerare anche l'amarezza personale per la perdita di un amico. Come sempre, pugni in faccia a non finire.

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