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MALNATT: Principia Discordia

data

06/12/2012
85


Genere: Black Metal
Etichetta: Bakerteam Records
Distro:
Anno: 2012

Evoluzione continua per i Malnàtt che oramai guardano da lontanissimo al loro 'Perle Per Porci'. Di folk non c'è più nessuna traccia, come per il precedente album si punta su un austero black metal, ma guai a prenderli per una band normale. D'altronde, l'idea di dar voce a composizioni di Ungaretti, Emily Dickinson, Pascoli e altri è stata davvero geniale e soprattutto la realizzazione dell'opera è riuscita a far diventare 'La Voce Dei Morti' un classico del black metal italico. 'Principia Discordia' vede i Malnàtt continuare verso un tipo di sonorità che se non possono sfuggire alla classificazione sotto l'etichetta "black metal", comunque dimostrano una apertura verso l'originalità che fa onore a Porz e compagni. Già, Porz. Unico superstite della line-up originale, ancora una volta ha scelto dei validissimi compari per la band. Tanto che il disco più duro e completo dei Malnàtt è quello che si distanzia di più da quello che gli stessi hanno suonato finora. Inutile dire che se mai qualcuno li aveva ascoltati quasi come se fossero una band-parodia... beh quel qualcuno può benissimo tornare a dare la caccia agli elfi o andare alla ricerca della mighty sword di turno. Questi luridi geniacci ci avevano avvisato in passato, ma la vera tempesta è quella presente, è 'Principia Discordia' che fa sembrare i vecchi dischi semplici abbozzi di qualcosa che ancora non era pronta all'epoca, ma che ora può emergere nella sua luce più oscura. Il tutto si gioca su tonalità che vanno dal grigio al nero, una sfocata cartolina del secolo scorso dallo spirito folklorico (solo lo spirito) in "L'Amor Sen Va", attacco virulento ai centri commerciali visti come ultimi templi pagani ("Iper Pagano"), poi si ripete il giochetto della "voce dei morti". Qui ci parlano Iginio Ugo Tarchetti ed Eugenio Montale, che mai avrebbero immaginato una trasfigurazione così estrema delle loro poesie, soprattutto il secondo. Per completezza (perchè il disco è completo sotto tutti gli aspetti) bisogna citare il "Manifesto Nichilista" e i suoi versi quasi catartici, ma soprattutto - dal punto di vista musicale - "Don Matteo" dal ritornello che più amaro non si può e "Ulver Nostalgia" (con voce femminile e uno spleen densissimo) che non fa che aprire nuovi orizzonti alla band bolognese, che continiua per la sua strada senza concedere niente a detrattori e qualunquisti del metal. Aristocratici e maledetti, i Malnàtt hanno compiuto l'ennesimo passo in avanti della loro carriera, ma restiamo con le orecchie pronte a nuovi sviluppi. Da gente così ci si aspetta sempre qualcosa di speciale.

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