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MALIGNANCY: Eugenics

data

08/10/2012
67


Genere: Technical Death Metal
Etichetta: Hammerheart Records
Distro:
Anno: 2012

A volte la copertina fa schifo e il disco è una bomba, a volte invece i due aspetti coincidono: se quella di 'Eugenics' dice "plastica e artificiosità", purtroppo il contenuto è su quella via. Cinque anni sono passati dal precendente album, che già aveva fatto segnalare un cambiamento nell'attitudine e nei suoni, ma ora siamo alle estreme conseguenze. I Malignancy, sapienti ed efferati deathsters di base a New York, non hanno mai regalato uscite come se piovesse, infatti siamo solo al terzo LP dopo vent'anni di carriera. Probabilmente, tra le migliori death metal bands della East Coast, se non per anzianità e per violenza, per una certa originalità nella composizione delle canzoni distingueva (e distingue tuttora) i Malignancy dalla massa. Le variazioni ritmiche così improvvise e nervose, estremamente tecniche, dei riff che non seguono la retta via, arzigogolati e zeppi di pitch harmonics (vero marchio di fabbrica della band): tutte cose che abbiamo imparato ad amare album dopo album. Ora, non siamo così radicali da affermare che questo disco sia brutto o fatto male, la band è viva e vegeta e gli amanti del death tecnico non potranno che contiuare ad idolatrare Malignancy e 'Eugenics'. Tuttavia, per la prima volta nella loro carriera, hanno sfornato un disco normale, che non esalta nella sua completezza, che -attenzione- sembra voler radunare attorno a sè solo gli afecionados, accontentandoli e non stupendoli. Il tema della plasticosità si pone a livello di produzione, bidimensionale e fredda, ma anche nelle stesse canzoni. Un esempio su tutti: "Global Systemic Collapse" è un frullato di banalità, a partire dall'incipit desolato e andando a finire su dei riff troppo deboli e già sentiti. La traccia "Monstrous Indifference" è profetica: quando i Nostri accelerano, sono monotoni e inconcludenti. Paradossalmente, quando mettono in mostra la tecnica, si va giù pesanti con la violenza. Ecco come una manciata di canzoni nonostante tutto si salvano e anzi sono all'altezza del passato della band: "Type Zero Civilization", la titletrack e la mastodontica "The Breach". Un tuffo nella normalità anche per i Malignancy, sperando che in futuro (almeno un lustro, stando ai tempi standard del gruppo) possano tornare a livelli eccelsi.

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