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LINGUA MORTIS ORCHESTRA: LMO

data

17/08/2013
85


Genere: Symphonic Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2013

Se dovessimo ricordare tutti i meriti dei Rage e la caterva di dischi spettacolari che puntualmente nessuno si è cagato nemmeno di striscio, rischieremmo di sembrare decisamente prolissi, anche se ci limitassimo a dati oggettivi e per quanto possibile sintetici. Ci eravamo lasciati con un violentissimo '21', non a caso una delle migliori uscite del genere dello scorso anno, completamente epurato dalla componente sinfonica. Il breve salto indietro nel tempo che ci apprestiamo a compiere ci dice dell'impiego della Lingua Mortis Orchestra nel disco di rifacimenti orchestrali e poi, a partire da 'Ghost' in poi, con delle suite presenti negli album successivi, una sempre palese attrazione verso la grandeur sinfonica. Fino a '21', appunto. Quindi un po' ci si aspettava questa uscita che lasciasse un po' da parte l'irruenza, ci arriva a nome Lingua Mortis Orchestra (coinvolti un centinaio di musicisti di un paio di orchestre differenti), con il semplice feat. dei tedeschi. Lasciando perdere queste diatribe sul nome, diciamo che è un disco 100% Rage. La cosa curiosa è che la musica è del chitarrista Victor Smolski, che all'epoca della svolta primigenia non era ancora nella band, con Peavy ad occuparsi dei testi, incentrati su un interessantissimo concept su una caccia alle streghe del Seicento. Chi ci segue sa che per noi i Rage sono quasi divini nella loro evoluzione. L'unico appunto che ci sentiamo di fare è che rispetto a 'Ghost' e 'XIII', ad esempio, sono passati circa quindici anni: l'idea del disco orchestrale non è più tanto originale. Il corollario che ne consegue è che inevitabilmente nemmeno i Rage sono gli stessi dell'epoca, con cambi di formazione e orologio biologico che corre per tutti, a maggior ragione se parliamo di uno dei gruppi più prolifici e longevi del metal. Ciò significa che non pretendiamo più che i riff siano quelli dei tempi d'oro e al contempo lo segnaliamo, ma senza allarmismi, visto che nonostante tutto i livelli di ispirazione sono alti e l'esperienza (i più cattivi diranno che è solo mestiere) fa il resto. Il trademark dei Rage è ben presente, con la inconfondibile voce dura e melodica di Wagner che gestisce il tutto con due compagne d'eccezione, che innestano maggiore leggiadria e varietà. Le solite influenze progressive sono ben presenti, nei suoni di alcune tastiere e nelle architetture fantastiche e grandiose che -rispetto ai dischi della band madre- sono aperte, accentuate e ampliate, per un incessante turbinio di emozioni, decise e altisonanti ("Cleansed By Fire", manifesto dell'opera) oppure soffuse e sognanti ("Lament" fa rivivere i Savatage di Zack Stevens). Il flusso della magia non si interrompe nemmeno quando il power roccioso di "Witches' Judge" fa tremare i denti, tanto c'è ancora spazio per "Eye For An Eye", che riprende le preziose costruzioni della opener e "Afterglow", in cui si percepisce una sensibilità che va oltre il metal. Dispensabili i due rifacimenti di pezzi da 'Welcome To The Other Side', l'opus è già completo e non vorremmo farne indigestione.

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