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KREATOR: Gods Of Violence

data

27/02/2017
67


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2017

Un po' per la produzione che aveva azzerato ogni dinamica delle sovrabbondanti chitarre, un po' per le strutture dei brani che si erano fatte meno impervie e finalizzate tutte al ritornellone con diffuse melodie, un po' per la comprensibile perdita di incisività dopo tantissimi album sempre al top, 'Phantom Antichrist' da queste parti era stato subito dimenticato perché tutta quella melodia sarebbe stata esagerata nei Children of Bodom, figuriamoci nei Kreator. 'Gods of Violence' riparte da lì, non si schioda più di tanto e non poteva essere altrimenti. Intendiamoci, non c'è nulla di male a voler cercare la frase battagliera da urlare ai concerti, ma c'è modo e modo. Anche in 'Violent Revolution' accadeva (ricordate come era ruspante la title track?), in 'Hordes of Chaos' c'erano "War Curse" e "Amok Run". Quello che faceva risultare vincenti quei brani era la convinzione, la vera violenza, quella che risulta dalla scrittura dei riff e non da un suono confezionato in un certo modo e con volumi bombastici fatti per assordarti. È anche il tono di Mille che si è fatto man mano più enfatico: sta a voi decidere se "Satan Is Real" sia una immensa e ripetitiva palla al piede o un nuovo manifesto del Kreator-sound, oppure se era veramente opportuno un ritornello chilometrico come quello di "Totalitarian Terror", nonostante tutto è uno dei pezzi migliori assieme a "World War Now" e la title track. Tra parentesi, non fate tanto i metallari duri e puri coi Kreator perché la canzone appea citata ha delle parti che nel catalogo degli In Flames sono presenti in versioni ben più energiche e convincenti. Paradossalmente le orchestrazioni dei due Franceschi (Paoli e Ferrini) dei Fleshgod Apocalypse invece di abboffare il tutto e renderlo ancora più inascoltabile, ha lievemente alleggerito il lavoro alle sei corde: "Gods of Violence" è un bel brano fino a quando non arriva la immancabile parte coi cori, "Fallen Brother" è una palese paraculata che costringe il metallaro medio a riempirsi le orecchie di mostarda e approvarla acriticamente perché nel video è dedicata a Lemmy e agli altri eroi caduti del metal e schematizza impietosamente lo stile degli odierni Kreator. Le chitarre ritmiche e il drumming di Ventor, che oramai abusa pesantemente della doppia cassa in ogni occasione, non sono granché migliorati rispetto al disco precedente e questo è il peggior difetto di 'GoV', a tratti sembra power metal. D'altro canto è la maggiore varietà a dare un senso al disco, che prende il thrash, lo scolpisce, lo livella (appiattisce?) e lo fa suonare in modo molto, molto, molto classico e melodico, sempre a metà tra epicità e progressioni armoniche di death svedese. "Side By Side", ad esempio, è heavy metal crucco e spero già che in qualche occasione dal vivo ci sia la possibilità di farla cantare a qualcuno come Peavy Wagner o Hansi Kursch. E proprio per questa sua natura ibrida, 'Gods of Violence' si tira dietro senza problemi qualche ascolto in più di 'Phantom Antichrist': si dipana per i suoi cinquantadue minuti con più naturalezza ed ha più fame di lui. A prescindere dalla deriva più o meno condivisibile che dal 2012 hanno preso, i Kreator sono da ringraziare almeno per un motivo, perché almeno loro danno qualche stimolo per scrivere due righe di senso compiuto, mentre il resto della triade del thrash teutonico ha costretto ogni recensore di questo mondo a riciclare le stesse identiche parole per ogni uscita, proprio come fanno con la loro musica. Una leggera, inattesa risalita. Dal vivo poi la storia è ben diversa e il tour trionfale con Sepultura, Soilwork e Aborted lo sta dimostrando a suon di sold out.

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