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KHONSU: Anomalia

data

03/09/2012
80


Genere: Extreme Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2012

"Se pensate che io sia un buon chitarrista, aspettate di sentire mio fratello". Parole di Obsidian C., chitarrista dei magnifici Keep Of Kalessin, che non fa altro che alimentare le nostre aspettative sull'album d'esordio dei Khonsu, in cui S. Gronbech suona tutti gli strumenti. Sembrerebbero parole di circostanza, visto che 'Anomalia' è fatto - come si suol dire - entre nous, con alla voce il cantante dei Keep Of Kalessin e prodotto nello studio di S. Gronbech. E invece, come la più classica delle impressioni iniziali, anche questa si rivela sbagliata. Innanzitutto per la grandissima professionalità che caratterizza l'opera, dalla copertina alla produzione, per finire con la prestazione strumentale della band. Ma è anche vero che si tratta solo dell'involucro. La sostanza? C'è, eccome. Basta analizzare il titolo per rendersene conto. Anomalia: quindi se cercate sicurezze o qualcosa di già sentito, girate a largo. Sarà il sangue Gronbech che tanto normale non è, sta di fatto che oltre alla perizia tecnica e compositiva del mastermind dei Khonsu, qui dentro c'è tanto altro. Idee? Tante, come le tastiere, semplici e d'atmosfera minimale che aprono "In Otherness", lontana dal prog, ma dalla struttura stratificata e dalle convulsioni quasi alla Meshuggah dei riff e del timbro vocale, in tutto condito da una forte impronta di black metal sinfonico (ancora le tastiere). Siamo solo alla prima traccia. Raramente ci si ripete in 'Anomalia', l'ipnosi da mid tempo di "The Host"" non fa che introdurre voci che si sentono negli album dei Cynic, mentre "Inhuman States", senz'altro il pezzo più violento del disco, chiama in causa i Behemoth del periodo death. Diverse sensazioni accompagnano l'ascolto, ma quella preponderante è quella di essere finiti in un incubo violaceo e contorto. Non si spiega altrimenti la strana "The Malady", tra Celtic Frost, Gojira e Killing Joke. Una zampata di classe. Così come i quattordici minuti di "Va Shia (Into The Spectral Sphere)", ancora imprevedibile l'inizio adulto con chitarra acustica e tastiera, che sa molto di America (la band), un leit motiv che torna alienante soprattutto dopo che il brano si sviluppa in un modo violento che ricorda i Lamb Of God.

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