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KATATONIA: The Fall Of Hearts

data

23/05/2016
80


Genere: Dark Melancholic Rock, Metal
Etichetta: Peaceville Records
Distro:
Anno: 2016

L'infatuazione dei Katatonia per i volatili spiaccicati al suolo è cosa nota, e la sua evoluzione riflette anche il mutamento della loro concezione di musica. Dal seminale e crudo 'Brave Murder Day', col pennuto trucidato, sono passati vent'anni, e per il decimo album in studio gli svedesi ci mostrano un pennuto in punto di morte, se non già bello che andato, senza violenza, nel tragico istante prima dello schianto. Con ironia potremmo pensare che la povera creatura sia stata colpita da infarto, per questo il titolo dell'opera è 'The Fall of Hearts', ma lasciamo l'interpretazione alla voce dei musicisti. Fine maggio, primavera inoltrata, compleanno: no, fermi. Tutto questo può aspettare quando esce un disco dei Katatonia. Vorrei farvi vedere una foto del cielo sulla mia testa mentre scrivo queste righe, nulla di più adatto per una immersione nella consueta valle di lacrime. In redazione si accusano i Nostri di non avere più il tocco magico per rendere i brani veramente memorabili, di essere come una squadra di calcio senza il suo bomber di razza a concludere in porta. Ebbene, un cambio di chitarrista - fuori quello dei Bloodbath, che ha contribuito a rendere troppo piatto e scontato in 'Dead End Kings', e dentro quello dei Tiamat - e di batterista ha dato una scossa decisa al carrozzone katatonico, per cui se comunque non abbiamo canzoni paragonabili a quelle di fine anni Novanta, ci siamo appena dietro. Un'altra teoria interessante è che i Katatonia lo fanno apposta a lasciarci così, con quella sensazione di languore, con lo stomaco non del tutto pieno, è come se volessero rappresentarci la delusione e lo sconforto in cui si sprofonda quando qualcuno o qualcosa muore all'improvviso, o quel momento appena precedente all'inevitabile trapasso, di tensione che si scioglie solo con la morte. Sensazione di vuoto, eppure colmo di sofferenza. 'The Fall of Hearts' cresce esponenzialmente col tempo, recupera tutta la dinamicità persa col suo predecessore, si ammanta di prog al punto tale che l'osmosi con gli Opeth sembra arrivata a un punto di non ritorno, migliora alla grande gli arrangiamenti e il mix di strumenti - diciamocelo - un po' raffazzonati del recente passato e soprattutto incorpora le chitarre acustiche e il pianoforte in modo eccellente, facendoci dimenticare il supplizio dell'album acustico 'Dethroned & Uncrowned', che forse neanche loro stessi hanno mai avuto il fegato di ascoltare fino alla fine. È con sommo stupore che constato tale rinascita, cosa assolutamente inaspettata se pensiamo all'età anagrafica della band e alle loro recenti pubblicazioni dalla palese natura di riempitivo. I Katatonia si confermano maestri dell'atmosfera più decadente, d'altronde con le linee vocali di Jonas non potrebbe essere altrimenti. Tra l'altro il cantante per la prima volta dopo anni sembra essere un pizzico più vario, insomma sono melodie finalmente non interscambiabili con qualunque loro album post Duemila. Non è sempre l'ora dei Katatonia, sono uno di quei gruppi che si amano e odiano alternativamente per diversi periodi della propria vita: 'The Fall of Hearts' ha ottime carte da giocare se siete nella fase di giusta predisposizione. "Ognuno sta solo sul cuor della terra. Trafitto da un disco dei Katatonia: Ed è subito autunno": che Salvatore Quasimodo mi perdoni.

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