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KARG: Weltenasche

data

06/11/2016
67


Genere: Post Black Metal
Etichetta: Art Of Propaganda
Distro:
Anno: 2016

Canti in un gruppo che sta avendo successo (gli Harakiri for The Sky) e potresti rigirarti i pollici aspettando semplicemente un altro paio di anni per raccogliere ancora una volta i frutti (meritati) del sudore tuoi e delle dita del polistrumentista Mattias Sollak, ossia l'altro tizio dietro gli Harakiri. Ed invece no. Sei più anziano di lui, suoni e canti da più tempo e il tuo progetto solista, Karg, fa dischi dal 2008. Nello stesso anno del pluriosannato 'Trauma', esce 'Weltanasche'. Mai i due gruppi erano stati così vicini in quanto a sonorità, ma è una cosa abbastanza naturale, basti pensare a come si son piano piano avvicinati Immortal e I in Abbath, come Soulfly e Cavalera Conspiracy sono diventati pressoché indistinguibili. Ecco, qui non siamo ancora a quei livelli, ma si sente che il quinto disco dei Karg è il più levigato, pulito in sede di produzione e fluido. Il più lontano dal black metal naturalistico e a sfondo "nargarothiano" che abbiamo apprezzato con i due 'Von den Winden der Sehnsucht'. Non erano esenti da difetti perché volevano dimostrare che J.J. ce l'aveva lungo propinandoci brani da un quarto d'ora l'uno, diluendo troppo le idee. Lì si sentiva la natura, le chitarre acustiche e una lieve e freschissima influenza folk. Dal buon 'Apathie' (uscito lo stesso anno del primo Harakiri for The Sky, coincidenze? io non credo) del 2012 si passa a un livello ulteriore, di ambizioni post black e soprattutto le canzoni iniziano a durare la metà. Il problema non era solo il minutaggio, infatti 'Malstrom', altrettanto breve rispetto al passato dei Karg, è veramente povero e ripetitivo. Si arriva senza grosse pretese a 'Weltanasche', dunque. Torniamo oltre l'ora e dieci di durata e col senno di poi poteva, come sempre, durare almeno quindici minuti in meno e ci avremmo tutti guadagnato in salute. Anche 'Trauma' degli HftS ha lo stesso difetto, intendiamoci. Non si regge tutto di un fiato. Pensavo di essere io a non riuscir più a comprendere certi dischi, ma l'ascolto di Summoning e Aquilus, altri maestri della lunga durata, mi hanno fatto rinascere. E allora niente da fare, Karg in piccole dosi è gradevole, mai decisivo, mai portatore di emozioni inedite o sconvolgenti, colleziona solo i soliti aggettivi che possono attribuirsi a un interminabile viaggione post black metal, ossia tragico, struggente, catartico e via dicendo. Chi ama il genere potrebbe assuefarsi e chiedere ai propri cari di essere sepolto con un album del genere nelle orecchie, chi ne rimane indifferente non riuscirà a capire perché c'è bisogno di tanta verbosità e tale inspiegabile carenza di sintesi. Gli occasionali ne godranno a piccoli bocconi e non ne resteranno totalmente delusi, c'è talmente tanta roba che chiunque potrà trovare qualcosa di suo gradimento.

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