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INQUISITION: Bloodshed Across the Empyrean...

data

26/08/2016
82


Genere: Black Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2016

Mi si dirà che non sono professionale, ma che altra definizione poteva darsi alla voce di Dagon se non quella di Braccio di Ferro che ingoia una rana aliena? Ogni altra descrizione, per quanto aderente ai dogmi della scrittura metallara, non avrebbe reso l'idea. D'altronde, la forza degli Inquisition è stata anche quella di avere una musica talmente forte non solo da farci soprassedere su una voce tanto ridicola, quasi una caricatura di quella di Abbath, ma persino di farcela apprezzare e renderla un marchio di fabbrica per un'intera carriera, arrivata ora al settimo disco lungo. Ebbene, con altrettanta carenza di professionalità posso affermare che 'Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith' (d'ora in poi solo 'Bloodshed Across...' e che diamine) spacca di brutto, ancor più dei suoi predecessori. In primo luogo perché con un piccolo effetto vocale Dagon non gracida più, ed anzi è più sinistro che mai. Sarebbero pochi i motivi di gioire se i cambiamenti fossero solo questi. Per chi, come me, ha imparato ad amare il sound unico di questi due colombiani col disco del 2007, ossia quello in cui si iniziava a capire che sarebbero diventati importanti anche a livello commerciale, ritrovarsi con dei pezzi così ben prodotti, con la batteria per la prima volta in evidenza rispetto alla chitarra, come la maggior parte dei dischi che escono di questi tempi, questo settimo parto di Dagon e Incubus si atteggia a asso pigliatutto. È più melodico, dinamico, rifinito. Contiene pezzi con delle melodie che attecchiscono subito. Ovviamente, lo stile di base è sempre lo stesso, si possono ascoltare con una nitidezza inedita i riff e gli arpeggi giocati e palleggiati con la libertà di avere tutto il campo libero. E quindi tutto il tempo di sparare dritti brani che non avrebbero trovato posto nei full length immediatamente precedenti, o anche di rallentare ulteriormente i tempi, con la lenta "Power From The Center...". Qualche punto negativo: intro e doppia outro non gliele si può perdonare, sono assolutamente inutili in un lavoro di cinquanta minuti, e pubblicare come primo estratto uno dei pezzi meno riusciti del lotto come "Wings Of Anu" potrebbe essere controproducente. 'Ominous Doctrines...' e 'Obscure Verses...' hanno portato gli Inquisition all'attenzione del grande pubblico, oggi esce un disco che li consacra come interpreti personalissimi, con un sound che finalmente valorizza in pieno il loro valore. Che senso aveva suonare dei bei riff nei primi album se poi questi erano penalizzati in modo letale da distorsioni trovate nel cassonetto dell'immondizia? Probabilmente è l'equivalente di un 'At The Heart Of Winter' (Immortal) trasposto ai giorni nostri: un punto di rottura.

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