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IN HUMAN FORM: Opening of the Eye by the Death of the I

620716

data

14/07/2017
73


Genere: Progressive Black Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2017

Domanda ingenua di un ascoltatore, prima ancora che recensore: che senso ha prendersi legittimamente tutto lo spazio concesso da canzoni di un quarto d'ora per poi scrivere interludi da un minuto o due? Li capirei se fossero brani interlocutori tra i più commoventi o sconvolgenti della storia della musica, ecco. Crucci reali di un recensore, prima ancora che ascoltatore: questo album è veramente complicato. Non so bene cosa pensarne, come quasi ogni maledetta uscita della I, Voidhanger. È enigmatico, ti sfugge tra le mani e dalle orecchie, strati su strati di black metal sopra le righe come lo possono essere i Wolves In The Throne Room. In Human Form è anche un pezzo dei Death ed è appassionante ritrovare in 'Opening Of The Eye...' alcune progressioni di accordi del loro periodo più evoluto. La verità è che non suonano come nessuno e citare gli Enslaved è semplicemente un modo comodo per ammettere di capirne uno sputo e un barattolo della totalità dell'opera. Stupisce il piglio post black luminoso di "All Is Occulted by Swathes of Ego", poi si inceppa qualcosina in alcuni passaggi della faticosa "Zenith Thesis, Abbadon Hypothesis", per finire in grandezza e contorsioni varie. Non vi faranno pesare affatto tecnica, iper velocità o chissà quale cattiveria, percgé non ce ne sono: è tutta la struttura che o si impianta nel cervello in tutta la sua immane imponenza o è subito rimossa senza indugio, accompagnata dalla sentenza "chissà che cavolo vorranno dire". Musica d'altri tempi, verrebbe da dire, che non va d'accordo con la prassi desolante del teaser su Youtube, che però non può essere che attualissima per la immensa dovizia di particolari, ridondanti a volte. È un intricato labirinto di cui gli IHF hanno alzato le mura, alte e senza appigli. Bisogna solo passare qualche mano di colore sulle pareti e renderlo veramente completo, tenendo bene a mente che la mappa non ce l'abbiamo e vagheremo senza meta, accompagnati dal sano sadismo di chi ne ha scritto la musica.

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