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IMMOLATION: Atonement

data

27/02/2017
85


Genere: Death Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2017

Mi rivolgo a quelli che non hanno già tra le mani 'Atonement', a quelli che hanno bisogno di essere convinti sull'effettiva statura di Vigna e Dolan. Se invece siete -come me- tra quelli che si porterebbero 'Dawn of Possession' sulla classica isola deserta, anche col solo scopo di strisciarselo tra le natiche a mo' di carta di credito per trarne comunque immenso piacere... potete chiudere la pagina, ficcarvi le cuffiette nelle orecchie e far partire per l'ennesima volta questo album, poiché ne sarete già in possesso. Oramai tutto è stato detto sulla impressionante sfilza di lavori devastanti e sempre vicini alla perfezione, alla definizione più pura di death metal. La storia di questa band è anche storia di rivincita, una di quelle epocali: tutto ciò che le era stato negato nel periodo a cavallo tra le prime demo e 'Here In After' in termini di influenza e notorietà sta finalmente arrivando, moltiplicato per mille, poiché in primo luogo nessun minimo avvenimento ha menomato la sua integrità in dieci full length, ma soprattutto la cosa più importante è che i migliori esponenti del genere, quelli che attualmente propongono qualcosa di anche vagamente strutturato/cavernoso/imperioso, devono tutto o quasi agli Immolation. Che dall'alto del loro trono (quello in copertina di 'Majesty and Decay', 2010), assistono alla loro vittoria finale e ogni tre o quattro anni scendono a dar lezioni. Mi sono messo di impegno, da vero avvocato del diavolo, ma non sono riuscito a trovare punti negativi nella loro musica. Persino la maledetta produzione Nuclear Blast, ossia un suono di batteria esattamente uguale per gli Immolation, i Vader, i Dimmu Borgir e i Behemoth, non è riuscita a scalfire le doti inumane di Shalaty. 'Atonement' è il terzo lavoro che esce per quella major, ma di segni di cedimento neanche l'ombra. Eppure stavolta manca Bill Taylor, dopo quindici anni di onorata militanza alla seconda chitarra e Alex Bouks (Ruinous, Goreaphobia), è entrato in formazione solo da poco. Per quanto riguarda il contenuto, si rallenta un po' dopo la velocità acquisita in 'Kingdom of Conspracy', che a sua volta aveva preso le distanze da certe soluzioni monolitiche del suo predecessore. Cambiamenti minimi, come al solito, che giustificano a pieno la pubblicazione di nuova musica. Anzi, stavolta non si può neanche dire che ci siano suoni imperfetti, sono puliti, caldi, umani e calibrati molto bene i vari strumenti. 'Atonement' è molto più vario dei suoi due predecessori, magari è proprio la produzione che aiuta in questo senso, ma è una condizione necessaria affinché tutti i più piccoli dettagli vengono in rilievo in tutto il loro splendore. L'altra condizione è che ci sia sostanza e gli Immolation anche stavolta vanno giù pesante coniugando perfettamente qualità e quantità. In ogni dannata canzone c'è quel particolare che la caratterizza indelebilmente ti fa sbattere la testa contro il muro per la sua immediata efficacia, per come sembra venire semplice a Vigna e Dolan: il primo vagito di "The Distorting Light", che come fattezze si ricollega alla conclusione di "When The Jackals Come", lo stacco di batteria atipico di "Fostering The Divide", l'assolo della madonna con tutto lo spirito santo appresso di "Rise The Heretics" e l'atmosfera che si crea col riff successivo che risuona nel silenzio degli altri strumenti. Tanta atmosfera, tutta quella che per forza di cose e per scelta è mancata in 'KoC' e 'MaD'. A pensarci bene un difettucolo l'ho trovato, anche se oramai è qualcosa di talmente diffuso che non ci si fa più caso. Le copertine non sono più rappresentative di un genere o di un sound particolare e questa di 'Atonement' non fa eccezione, può riferirsi indifferentemente a un qualsiasi album power, prog, death, symphonic black. Per fortuna lì sopra campeggia un logo inconfondibile, col font storico che torna ben visibile dopo tanti anni e che dà un senso a tutto e regalano musica impressionante a tutti. Beati coloro che scoprono oggi gli Immolation per la prima volta. E beati anche coloro che li scoprono ogni volta come se fosse la prima.

Magari non da Youtube che ha una qualità audio pessima anche in HD.

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