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HORRID: Beyond The Dark Border

data

30/05/2017
78


Genere: Death Metal
Etichetta: Dunkelheit Produktionen
Distro:
Anno: 2017

È sempre la stessa storia. Anche se negli anni d'oro c'eri in prima persona e hai pubblicato qualche demo, non sei giustificato a campare su quella circostanza temporale fortuita. Gli Horrid lo sanno bene e hanno sfornato diversi album, tutti post-Duemila, cercando di costruirsi una solida reputazione nell'underground del metal estremo. Ci sono riusciti solo in parte, un po' per alcuni limiti nella loro proposta musicale, un po' per qualcuno che nella scena italiana ha avuto sempre premura di affossare per quanto possibile persino un buon lavoro come 'Rising From The Hidden Spheres'. Per quanto mi riguarda, la forma definitiva degli Horrid era stata raggiunta proprio con l'ultimo 'Sacrilegious Fornication', finalmente professionale in tutti i suoi aspetti e molto più asciutto e penetrante nello stile. Dal 2014 però sono continuati gli stravolgimenti di formazione, con la cacciata burrascosa di Max, bassista storico sin dal 1988, che è andato a creare i Daemoniac, sostanzialmente riproponendo quanto fatto con 'Sacrilegious...'. Come l'avrà presa Belfagor? Intanto della formazione fanno parte due musicisti nuovi, in ossequio a un turnover perpetuo che ha sempre consentito di variare almeno un minimo le carte in tavola. Ed il risultato si chiama 'Beyond The Dark Border', che per un gruppo alla soglia dei trent'anni di durissima gavetta, è un ottimo attestato di salute. È sempre death metal bello peso e di scuola svedese, non ci sono sconvolgimenti e non li aspettavamo certo dopo tutto questo tempo. Le critiche (immotivate a mio avviso) alla voce impastata nel mix nel disco precedente sono state numerose? Bene, stavolta la produzione è ancora più curata e il nuovo cantante è stentoreo e maligno, dal timbro più intellegibile rispetto ai suoi colleghi avanzi di fogna. I colpi secchi di batteria sono pieni di groove e i ritmi sono più lenti che in passato. La maturazione passa anche per questa ricerca, pienamente riuscita, di fare qualcosa di parzialmente diverso dopo diversi album e soprattutto mi sembra che sia ben marcata la differenza tra la velocità e i suoni non proprio dinamici di 'Spawn Of The Fallen' dei Daemoniac di Max e il grande passo in avanti in termini di crudeltà di questo album. Lascia l'amaro in bocca la sola scelta di risuonare la title track di 'Sacrilegious...', a distanza di soli tre anni dalla sua pubblicazione. Sarebbe stato più curioso sentire uno dei vecchissimi brani, ma la lunghezza delle restanti nove canzoni permette di considerarlo comunque un album pienamente riuscito nel voler essere tradizionale, ma non stantio e statico. I fan di Interment e Evocation, per rimanere in tema di gruppi che hanno condiviso lo stesso destino, avranno di che gioire.

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Commenti

  • HORRID

    GRAZIE PER LA RECENSIONE,BELFAGOR ADESSO è SERENO E LAVORA FINALMENTE CON PERSONE SERIE E PROFESSIONALI,DOPO 26 ANNI DI SOPPORTAZIONE PENSIAMO LO MERITI,è STATA SCELTA SACRILEGIOUS COME BONUS TRACK PER DARE IL GIUSTO VALORE CHE MERITA SIA NEI SUONI E SOPRATUTTO NEL CANTATO,PER I PEZZI VECCHI VEDRAI CHE A BREVE CI SARà UNA NEWS.

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