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HOLY MOSES: 30th Anniversary: In the Power of Now

data

23/04/2012
80


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Steamhammer Records
Distro:
Anno: 2012

La famosa triade Sodom-Kreator-Destruction ormai viaggia spedita tra popolarità di nuovo crescente, comparsate da headliner o quasi nei grandi festival, e contratti con le major del genere. All'ombra di tutto ciò, zitti zitti (ma manco tanto), stazionano gli Holy Moses che, esclusi da ogni appeal di massa, intanto circolano da qualche anno in più dei blasonati colleghi, festeggiando di questi tempi il loro primo trentennio di carriera. Si possono imputare colpe alla band capitanata dalla valchiria Sabina Classen? Principalmente una: l'essere arrivati all'esordio dopo una decina di demo e cinque anni di underground; sicuramente questo ha contribuito a relegarli ingiustamente al di fuori del novero di cui dicevamo all'inizio. Tuttavia le canzoni c'erano, il carisma pure. Ma non è il caso di lasciarsi andare in una nostalgica disamina: gli Holy Moses sono ancora tra noi, coriacei e senza il minimo aiuto della buona sorte, con la sola Sabina ad essere sopravvissuta (musicalmente parlando) a girandole pazzesche di line-up. Ora i nostri si prendono giustamente il tempo di una celebrazione con questo doppio cd. Non c'è più ghiotta occasione per conoscerli, si tratta di una collezione di riregistrazioni di vecchi classici e (meno riusciti ad essere sinceri) pezzi più recenti che ripercorrono l'intera carriera (escluso l'ultimo 'Agony Of Death' del 2008) dell'act tedesco, più due inediti. L'ascolto dei brani più datati, presenti in maggior numero, non può che far nostalgicamente pensare al periodo d'oro della band a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Sudore, collera e attitudine operaia: riff sparati a mille, non anonimi né ripetitivi, batteria concreta e potente coronati da una voce davvero terrificante (in senso buono: John Tardy non è solo a questo mondo), che ancora oggi, a quasi cinquant'anni, fa tremare i pavimenti. La raccolta riassume bene la parabola dei Moses: crescita continua fino alla metà degli anni Novanta, collasso in tentativi di modernizzare invano il suono. Curiosa la vecchissima "Walpurgis Night" dai primissimi demo, altalenanti gli inediti: se "Borderland" è sì veloce, ma anche monotona e senza idee, "Entering The Now" mostra un imperioso batterista avvicinarsi a territori death, seguito presto dal resto della band, il risultato è ottimo e potrebbe essere la via da seguire per i prossimi album. Produzione non ottimale, in risalto rocciose ritmiche di chitarra e voce, relegati nelle retrovie gli assoli (ed è un peccato). Onore agli Holy Moses che sembra vogliano recuperare ciò che finora non hanno avuto in termini di riconoscenza per il loro onesto e deflagrante lavoro fatto in questi anni.

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