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HIDEWEAVER: Silver Bullet

data

11/08/2012
82


Genere: Melodic Metal
Etichetta: Unsigned
Distro:
Anno: 2012

Ululati. Una porta che scricchiolando si chiude. Uno sparo (sicuramente di un proiettile d'argento). Le tastiere ammalianti introducono la notte di luna piena degli Hideweaver. Niente emo-vampirismi che vanno tanto oggigiorno, con una grandissima eleganza il gruppo propone una originale e nobile miscela di heavy metal e AOR suonata con la tecnica del prog e di chi potrebbe benissimo inondare le canzoni di tecnica, ma non lo fa sapendo che il troppo storpia e in fondo è difficile migliorare certe composizioni incluse in 'Silver Bullet'. Prendiamo la titletrack ad esempio che rappresenta il perfetto biglietto da visita del disco, se la strofa sembra calda, tuttavia è il ritornello che si supera, condito da tastiere che proiettano raggi di luna e ci portano dove i Journey sapevano emozionare. La voce è particolare, più adatta al rock adulto che al metal, o al prog rock, non certo perfetta (lo si sente in "Opus Die", in cui affanna leggermete dietro la struttura rocciosa e frenetica del pezzo), ma dà il suo meglio nella luccicante "The Same Old Song". In breve in questo pezzo gli Hideweaver fanno mangiare la polvere ai sedicenti gruppi che fanno i maturi con una prestazione di una delicatezza melodica sui livelli dei primi Dream Theater (assolo magnifico), senza rinunciare alle chitarre dure in ogni caso. Anche i pezzi più heavy si piazzano aristocraticamente al di sopra delle uscite medie, il genere è talmente particolare che non riesci ad afferrarlo, ma intanto la potenza melodica di ogni frammento di 'Silver Bullet' è penetrata per bene nel cervello e nel cuore soprattutto. Giusto "Wait Until The Dark" sfigura rispetto al resto dei brani, a causa della sua struttura più semplice che fa avvicinare l'ombra dei Poodles. L'omogeneità dell'album è preservata da uno stile assolutamente inconfondibile, che si tratti di cavalcate power metal o irregolari canzoni dai ritmi cangianti strofa dopo strofa: le chitarre anfibie si tengono aggressive, ma aggraziate, la tastiera supera i confini strettamente musicali, e in "Of Beauty And Vanity" introduce l'assolo di chitarra disegnando paesaggi incantevoli e magici. Eppure tutto è molto naturale e spontaneo, la colonna sonora di un incantesimo. Sfumature d'ogni tipo accolgono "Shades", in cui strati di polvere di stelle si materializzano e fanno ciao-ciao alle miriadi di band power metal che hanno provato a comporre un'intro così suggestiva, per non parlare poi del ritornello che mette alla prova l'ugola del cantante. Quanta bellezza in questi veri e propri inni al dandismo musicale.

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