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HAVOK: Conformicide

data

25/03/2017
45


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2017

Preso dalla bellezza del nuovo album dei Warbringer ho deciso di rischiare grosso e andare a curiosare nei pressi di un altro imponente gruppo della nuova ondata thrash. Beh insomma nuova per modo di dire, gli Havok sono comunque in giro da oltre dieci anni e su Facebook hanno oltre trecentomila fan, mica bruscolini. La loro proposta però è stata sempre caratterizzata da una qualità molto più derivativa, piatta e basica rispetto a quella degli autori di 'Woe To The Vanquished', risolvendosi nella semplice adozione di schemi propri della Bay Area, degli Exodus con un piglio più giovanile e aggressivo nella maggior parte delle canzoni. Non erano album brutti, anzi in alcuni casi (quasi tutto 'Time Is Up') si lasciavano ascoltare con divertimento, è che quando non ci metti nulla di tuo si sente. Non ha senso dire "almeno fa partire un furioso headbanging" perché volendo si può sbattere la testa anche al ritmo della fotocopiatrice, del rasoio elettrico mente vi sbarbate o dei camion che vi sorpassano in autostrada. Quando le etichette escono fuori con dichiarazioni come "è il Master of Puppets degli Havok" non puoi esimerti dal tener conto della cosa e -se del caso- rinfacciare ferocemente la sparata. È successo proprio questo col quarto album dei thrasher del Colorado. Non è l'intro acustica che fa una "Battery", non è una durata di oltre un'ora a giustificare certi paragoni. Eppure. Eppure non avevo mai sentito dei passaggi così particolari dagli Havok. Eppure la partenza con chitarra e basso in quel modo, come se fossimo non più negli anni Ottanta ma a inizio anni Novanta tra Death Angel e Mordred, faceva ben sperare. La voce è diversa, ancora più acuta e afona, si sarà rovinata nel corso degli anni, non so cosa sia successo. Sanchez fa la figura del cantante poco accorto che ha fatto fuori le corde vocali cantando su 'The Sound of Perseverance' dei Death. O molto più verosimilmente sapete cosa è successo? Agli Havok sono usciti gli occhi a forma di $ $ dopo aver visto il successo dei Vektor e hanno cercato di imitarli ("Ingsoc", una delle poche a salvarsi). La costruzione delle canzoni è solo in parte più matura, non ha paura di mettere in mostra quelle necessarie ripetizioni che fanno memorizzare un brano. Il problema è che spesso non si va da nessuna parte con qualche spunto tecnico in più se poi non hai idea di come sviluppare una linea melodica, una semplice sequenza strofa-ritornello almeno. Con un musicista come Alex Schendzielos (Job For a Cowboy e Cephalic Carnage) ci sono molti più spazi per il suo strumento, sia nel songwriting che nel mix: la prima cosa è ottima, la seconda fa sbadigliare a lungo andare perché abbinata a una staticità eccessiva della batteria. Arrivare alla fine è una dannata faticaccia, il tu-pa tu-pa seppellisce tutte le speranze che potevano essere sorte con "FPC". Veramente un gruppo che esce per Century Media col quarto album ha l'ardire di presentarsi con "Dogmaniac"? Quell'incipit è la morte di tutti i più scadenti pezzi thrash metal da trent'anni. Siamo alla frutta, anzi, alla digestione disordinata e difficoltosa della frutta. Caffè e ammazzacaffè vanno di traverso con la insensata e plasticosa cover conclusiva dei Pantera. Sul serio, pensavo non si potesse fare di peggio, ero pronto a chiudere la recensione dicendo che evidentemente col passare del tempo le fotocopie ripetute man mano si sbiadiscono, ma sono stato costretto dagli eventi nefasti di quest'album a cambiare la chiosa. Non si può parlare di reiterazione di errori: stavolta con "Conformicide" abbiamo assistito al classico passo più lungo della gamba da parte di chi -spinto da critica e fan, con tutta probabilità- ha pensato di essere improvvisamente diventato mastro burattinaio del thrash come qualcuno lo era stato nel lontano 1986. Dopo tre album innocui e inutili, il primo vero e proprio aborto mancato per gli Havok. Peccato che non abbiano trovato qualcuno o qualcosa (Federica la mano amica, la tv, internet, il sudoku magari) che potesse tenere sotto controllo questa loro malsana voglia di pubblicare nuova musica.

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