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HARLOTT: Extinction

data

03/04/2017
68


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2017

È tempo di revival thrash. Sono andato alla Napalm e mi hanno dato i mai così lanciati Warbringer (yeah!), poi alla Century Media e ho constatato la morte degli Havok (urgh!), infine alla Metal Blade e ho avuto i più modesti Harlott. Niente parentesi con suoni onomatopeici, se la meritano una recensione, sicuramente più degli autori di 'Conformicide', che già da ora si candida ad essere uno dei peggiori album di quest'anno e del prossimo. Dicevamo degli Harlott, che in realtà il loro passo falso lo hanno compiuto con 'Proliferation', monotono all'inverosimile. Ero già pronto a fare la battuta sulla circostanza che dovrebbero tenere fede al nome dei loro album, avendo già proliferato abbastanza poiché era venuta l'ora della loro uscita di scena. Un'altra frase che la bontà di questo 'Extinction' mi ha per fortuna (o purtroppo?) smorzato in bocca è il paragone, che avrebbe potuto essere molto calzante invero, tra il globo in copertina e le palle di chi si ritrova a subire album brutti e sciapi. E invece niente. Gli Harlott tornano nella comfort-zone, bombardano senza sosta recuperando parte dell'aggressività di 'Origin' e innestandola in canzoni mediamente più lunghe. Non usciranno fuori neanche stavolta dall'immensa discarica di barili radioattivi, di politici ciccioni che stringono detonatori con una mano e mazzette dall'altra, di uomini schiavizzati dalla tv. Insomma lo stereotipo è dietro l'angolo, ma anche quando lo girano, questi australiani dimostrano di essere a proprio agio, di non voler strafare e di continuare a riprendere ultimi Testament e Slayer per le ritmiche di batteria, Exodus e Death Angel per le chitarre e qualche pizzico di Kreator dei tempi d'oro qua e là, soprattutto nella voce. Tra alti ("The Penitent") e bassi ("No Past"), c'è il tempo per qualche mitragliata più vicina agli S.O.D. ("Final Weapon" e "Violent Cospirator") e un pezzo più articolato e di spessore ("And Darkness Brings The Light"). Il fatto che sia riuscito a citarvi dei titoli in particolare è qualcosa di straordinario e sconvolgente per un gruppo del genere, tenetene conto. Gli Harlott quindi non mollano l'osso, già abbondantemente spolpato, del thrash old school, da riesumare ogni due anni con un album nuovo nuovo che però sembra vecchio vecchio. Dimostrano almeno di avere buoni denti e di non avere ancora finito di rosicchiare carcasse ai bordi della strada. E sarebbe stato fin troppo prematuro, dopo soli tre dischi.

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