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HAIDUK: Spellbook

data

30/01/2013
65


Genere: Death Black Metal
Etichetta: Unsigned
Distro:
Anno: 2012

Sono passati i tempi in cui le one man band erano più uniche che rare, i vari Burzum, Bathory e così via oggigiorno sarebbero in un mare di singoli che hanno le capacità musicali (o tecnologiche) per creare il suono di tutti gli strumenti o suonarli direttamente. Invero, oggi chiunque chiuso nella sua cameretta potrebbe partorire una album. Ma se ciò potrebbe sembrare un preambolo alla stroncatura di questo progetto Haiduk, la realtà è ben altra. Il lato positivo di tutto ciò è che dischi come questo 'Spellbook' danno voce a persone che altrimenti sarebbero rimaste all'ombra dei meritati riconoscimenti. Sì perchè bisogna riconoscere che l'esordio di Luka è un proiettile di velocissimo ed estremissimo metal che, pur essendo death, prende a piene mani dal thrash e soprattutto dal black. L'immaginario è quello classico, lo si vede dalla copertina, ma lo stile è decisamente più maturo di quanto possa sembrare. Siamo davanti al classico artista che, pur facendo buone cose da sè, deve imparare ad applicare il proverbio "l'unione fa la forza". Quindi, se ogni brano crea una mefitica e personale atmosfera, in cui la tensione è a mille (qui la scuola Dissection viene in aiuto), è pure vero che riscontriamo diversi tratti caratteristici del progetto solista di chi potrebbe dare molto di più con una band dietro. 'Spellbook' è totalmente guitar oriented, anche se avremmo voluto che fosse valorizzata molto di più la voce (growl in stile Incantation). I riff sono molto vari, soprattutto nella prima parte del disco: sentite come si passa da momenti di puro death americano alla Cannibal Corpse a glaciali staffilate provenienti da 'Battles In The North' o 'Pure Holocaust'. Ma il problema è che il sentore che sia tutta una "collezione di riff" non va via, nei brani finali. Possiamo paragonare lo stile a quello del più megalomane Jeff Waters, solo che qui è molto più votato all'estremo. Con qualche interlocutore, forse poteva aversi una maggiore tridimensionalità del suono e delle composizioni, nonchè meno ripetizioni sul versante più black metal.

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