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GOD SEED: I Begin

data

01/11/2012
80


Genere: Black Metal
Etichetta: Indie Recordings
Distro:
Anno: 2012

La contorta vicenda che ha come protagonisti i Gorgoroth e alcuni ex componenti ha finalmente avuto fine. Ora si può dire con l'uscita del debutto dei God Seed. In breve, Gaahl e King Ov Hell, cantante e bassista della band, cacciano dal gruppo il chitarrista Infernus, che però è proprietario del nome Gorgoroth e non accetta la situazione. Beghe legali e dichiarazioni da bisbetiche inviperite tra i contendenti: alla fine, la spunta Infernus, che con i suoi Gorgoroth fa uscire nel 2009 un pallido e povero 'Quantos Possunt Ad Satanitatem Trahunt', debole e scontato, nulla a che vedere con i precedenti album rilasciati dai norvegesi, nulla a che vedere con il precedente masterpiece 'Ad Maiorem Sathanas Gloriam', scritto interamente dai due fuoriusciti. Rivincita implicita per Gaahl e King, offuscata però dal ritiro dall scena per qualche tempo del primo e da uno dei prodotti più pacchiani che artisti del mondo black metal abbiano mai prodotto. Stiamo parlando degli Ov Hell e del loro plasticoso e forzato 'The Underworld Regime', con Shagrath e Frost, ma senza un riff -uno- che non fosse plagiato. Il ritorno in pista di Gaahl è un po' il ritorno del re, visto che i God Seed (nome tratto da un brano dei Gorgoroth) fanno piazza pulita delle macchiette Ov Hell e delle ultime gesta musicali di Infernus e soci. 'I Begin', nome che racchiude l'essenza di questo nuovo act: un nuovo inizio, quasi una rinascita. Il black metal della seconda ondata, che gli stessi Gorgoroth avevano contribuito attivamente a fondare, viene trasfigurato e ritualizzato dall'abilità dei God Seed. Non ha quell'aura mistica di Deathspell Omega e Blut Aus Nord, ma ne riprende qualche caratteristica e la impianta nella ferina impalcatura "grim and frostbitten". La chiave di volta appaiono le tastiere, sapienti e piene di atmosfera, che siano ricami di organo o sinistri contraltari delle chitarre, oppure che invadano la scena e rendano un paesaggio quasi alla Aborym nella conclusiva "Bloodline". Andando a scavare nei meandri del disco, che quindi si eleva già dalla massa per uno spessore non indifferente, sentiamo che si respira tutta un'aria che, pur non essendo nuova del tutto (i Nachtmistyum non vi dicono nulla?), in questo contesto di rivincita/resurrezione assume un nuovo significato. Gaahl non avrà lo scream più potente del mondo, ma al di là di sterili classifiche, la sua interpretazione nei solchi di tale album è perfetta. La varietà di linee vocali e di ogni traccia apre nuovi orizzonti, dalle sfaccettature di "Awake" alla cadenzata e mefistofelica "Alt Liv", per poi arrivare a cori puliti, ma anche ai Mayhem in "Aldrande Tre". La parola ora passa ai Gorgoroth: sapranno replicare a tanta glaciale maestria oppure deluderanno ancora? Nel dubbio, 'I Begin' gira molte volte nello stereo e non smette di colpire.

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