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FEAR FACTORY: Genexus

data

10/08/2015
60


Genere: Industrial metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2015

I Fear Factory - o perlomeno quello che ne è rimasto - sono dei bravissimi sarti, abilissimi nell'arte del taglia e cuci, difatti per 'Genexus' loro decimo album in studio, Burtin C.Bell e Dino Cazares presentano l'ennesimo cambio di sezione ritmica, silurando Matt DeVries, sostituendolo con l'ex Static X e Prong Tony Campos, e reinserendo un batterista umano, ovvero il bravissimo Mike Heller già con Malignancy e Azure Emote, ma soprattutto prendendo i capolavori 'Demanufacture' e 'Obsolete', tagliandoli e ricucendoli per generare i dieci - dodici nell'edizione in digipack - pezzi che compongono l'album; percui da chi proclamava "open mind will dominate!" questo suona un po' come una sconfitta, una rinuncia a quell'evoluzione tanto sbandierata nella seconda metà degli anni Novanta. Non si sa se per mancanza di creatività, visto che il songwriting è ora tutto sulle spalle del biondo singer e del corpulento chitarrista i quali mostrano ormai la corda, oppure se per quieto vivere, tradotto: "se non riusciamo più ad avere l'ispirazione di quei momenti, copiamoli e il risultato è lo stesso", ma appunto questo vuol dire che i Fear Factory innovatori non esistono più, o perlomeno ne abbiamo qualche tiepido barlume nella conclusiva dilatata "Expiration Date", il classico pezzo tranquillo posto in chiusura dell'album sulla scia di "A Therapy For Pain" e "Timelesness", ma molto evocativo ed inquietante. Per il resto danno qualche scossone la violentissima "Protomech", che però ricorda molto "Freedom Or Fire", la title track, novella "Shock" e spezzoni di altri pezzi che rieccheggiano a più riprese "Self Bias Resistor", "Replica" e compagnia demanufatturiera. Intendiamoci, l'album è bello, esclusa la noiosa "Soul Hacker", i pezzi sono validi, scorrono piacevolmente, mazzate cibernetiche come l'opener "Autonomous Combat System" e "Dielectric" con i soliti botta e risposta tra i violenti riff del Dinone e le tastiere di Rhys Fulber - in pratica il quinto membro della band, che qui è occupato anche come coproduttore assieme ai due pards storici - sono una manna per le nostre orecchie sempre più malandate, ma per chi come chi vi sta intrattenendo su queste righe certe cose le ha vissute a fondo così tanto da adorare tutti gli album a nome FF, anche senza Cazares - andatevi a riascoltare 'Archetype' e ne riparliamo! - questa certosina opera sartoriale è una delusione, edulcorata da buoni pezzi come già detto, ma pur sempre una delusione! I nostri dovrebbero imparare da grandissimi come i Voivod, loro sì che sono riusciti a mantenere alta l'ispirazione e di conseguenza anche la qualità delle loro uscite, evidentemente i FF non ne hanno più voglia e allora ha ancora senso fare dischi come "Genexus"? Buttiamo lì una provocazione...forse per la Nuclear Blast sì!

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