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EXODUS: BLOOD IN BLOOD OUT

data

03/11/2014
88


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2014

Rieccoli! E la recensione del decimo album in studio della band di Frisco - undicesimo se si considera il rifacimento del primo album - potrebbe anche finire qui, lasciando intendere che la grande mole di ritorni, quello di "Zetro" Souza al microfono, quello della parola "blood" nel titolo e quello di una copertina "diabolica", abbiano ridato agli Exodus quel vigore e quella immediatezza, che le prolissità che i due 'Exhibit...' avevano un po' messo da parte. Ed è così, non solo, ma quando veste i panni del frontman degli Exodus, il buon Zetro riprende forza e la prova spompata rilasciata sull'album dei figlioletti Hatriot diventa solo un lontano ricordo, le differenze con quell'album non sono finite qui, la produzione di Andy Sneap ci ricorda che siamo nel 2014, non nel 1985 e che la Nuclear Blast non è la Torrid Records, quindi i riff del mastermind Gary Holt risultano ancor più incisivi grazie al tocco dell'ex Sabbat, e la riprova è in mazzate quali l'opener "Black 13" - non fatevi spaventare dall'intro industrialoide ad opera del primo ospite Dan "The Automator" Nakamura - nella successiva title track, una vera e propria dichiarazione d'intenti con tanto di citazione al compianto Paul Baloff: "Tonight we're gonna rage and make Paul Baloff proud", ma anche in "Collateral Damage" dove le stilettate delle sei corde di Holt, al quale l'esperienza con gli Slayer ha sicuramente giovato, e di Lee Altus, creano quelle cicatrici che tanto ci avevano fatto urlare di gioia - manco fossimo sadomasochisti - ai bei tempi e infine nella conclusiva "Food For The Worms", ai limiti del blast beat, semplicemente annichilente! Sia chiaro, questo non è 'Bonded By Blood' parte due e non sarebbe neanche giusto, nè conveniente farlo, ma i brani spaccaossa, quelli che creano dal vivo degli ammassi di pogo di proporzioni bibliche, c'erano allora come adesso ed i migliori sono quelli con le due ospitate più importanti, anche se molto ridotte, ovvero "Salt The Wound", coinvolgente brano con Kirk Hammett - non dobbiamo dirvi chi è vero? - che staglia un buon assolo, realizzando così la sua prima prova ufficiale con gli Exodus dopo i due demo di inizio carriera e "BTK", diversa dal resto, ma proprio per questo ancor più interessante, nella quale compare l'indianone Chuck Billy dei Testament con delle sparute backing vocals, ma dato che si tratta di cotanto personaggio, anche delle seconde voci diventano importanti. Detto tutto questo, viene da sè che siamo davanti ad un gran disco, il giusto ponte tra l'urgenza degli inizi e la modernità, sopratutto dei suoni - basti sentire l'imponenza della sezione ritmica - , vero che band di questa portata difficilmente sbagliano, ma il rischio che venisse ripetuto il solito clichè del "ritorno alle radici" era forte, ora sappiamo che Holt e soci sono talmente bravi ed intelligenti da non ricorrere a questi facili trucchetti, ma spazzano via come un fragoroso terremoto tutta la sparuta concorrenza che gli si pone davanti senza problemi; band di un'altro pianeta! P.S.: Nella versione giapponese c'è la bonus cover dei The Varukers "Protect Not Dissect", mentre nella versione us/deluxe, c'è la cover di "Angel Of Death" degli Angelwitch, con cui hanno collaborato in passato Lee Altus e Tom Hunting.

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