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EX DEO: Caligvla

data

31/08/2012
70


Genere: Melodic Death Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2012

Esattamente duemila anni fa nasceva ad Anzio Caio Giulio Cesare Germanico, terzo imperatore romano, conosciuto dai più come Caligola (soprannome affibbiatogli dai commilitoni del padre, dalla "caliga", calzatura dei legionari), e passato alla storia come uno dei più depravati e folli imperatori romani. La storia tuttavia era scritta da storiografi vicini al ceto senatorio, cui Caligola si era servito per salire al potere e poi accentrarlo tutto nella propria persona. Questo per dire che probabilmente buona parte delle demonizzazioni e delle elucubrazioni sulla sua figura probabilmente sono false. Sì, anche il mito del cavallo nominato senatore in realtà voleva dire che avrebbe potuto benissimo fare senatore un cavallo a causa dell'incapacità di quelli veri. La sua pazzia? Semplice ipertiroidismo, o epilessia abbinati per alcuni, saturnismo per altri, in ogni caso sociopatia. Fatto sta che il personaggio si presta in modo molto succulento a costruzioni artistiche notevoli, la figura del despota folle è un topos molto quotato, anche nel metal. Ci pensano gli Ex Deo a costruire il loro secondo disco attorno alla figura di Caligola, o quasi. Non abbiamo i testi sotto mano, ma sembra che non sia comunque un concept visto che si parla anche dell'esilio di Tiberio a Capri e della battaglia di Teutoburgo, avvenimenti che precedono di diversi anni l'ascesa di Caligola. La copertina (ad opera di Seth Anton Siro dei Septic Flesh, ospite anche in un brano) parla chiaro, anche i video promozionali lo fanno. Lo scopo è quello di trasportarci agli inizi del primo secolo dopo Cristo, dove tutto è avvolto nel timoroso rispetto verso un grandioso passato: quello di Roma e della sua storia. Non cediamo alla tentazione di elogiare Iacono a prescindere, perchè non è certo stato il primo a proporre il tema dell'antica Roma nel metal, ma comunque la sua notorietà non potrà che far bene. Ci sono centinaia di gruppetti pagan metal che campano carriere intere su storie di villaggi medievali del Nord Europa e noi che abbiamo un patrimonio molto più grandioso stiamo a guardare? La creatura dei Kataklysm sotto mentite spoglie (stessi componenti con un tastierista in aggiunta) riprova a colpire nel segno dell'epico death metal con forti connotati sinfonici. Stavolta il risultato è migliore. 'Romulus' era prolisso, l'amalgama non era riuscito e il tutto sapeva di amatorialità, cosa che ai Iacono e soci non si addice visto che col gruppo madre sono in giro da quasi vent'anni. Tolti dieci minuti all'ora intera del predecessore, si può dire che il death metal imperiale (di nome e di fatto) ora è presente e vivo. La pesantezza del disco è comunque tanta, siamo sempre nell'ambito di una release estrema, ma la spinta sinfonica delle tastiere è senz'altro il quid degli Ex Deo rispetto a band analoghe (oltre alle tematiche). Senza Jonathan Lefrancois-Leduc sarebbero una copia sbiadita e sempliciotta degli Amon Amarth, che questa strada la macinano da un sacco di tempo, mica come side project. I punti di contatto con la band svedese sono comunque tanti, ma la voce di Maurizio, molto versatile e espressiva, differenzia e movimenta le danze. Lo sentiamo davvero entrare nella parte quando in "Teutoburg" ci fa sentire nel bel mezzo della terribile sconfitta dell'esercito romano a Teutoburgo, oppure lo sentiamo immenso e trascinatore nel ritornello epico di "Per Oculos Aquila" (titolo maccheronico, come al solito nel metal). La banalità dei riff del primo album si è trasformata solo in semplicità, che significa immediatezza e memorizzabilità, anche se non si può certo dire che ci volessero i Kataklysm al completo per qualcosa del genere. Sprecati per giochetti del genere. Riprendiamo il discorso sulle tastiere: sebbene siano vitali per gli Ex Deo, bisogna ammettere che in alcuni punti si avverte una certa ampollosità propria dei Dimmu Borgir di 'Abrahadabra', soprattutto verso la fine dell'album. Atmosfera perfettamente creata, nonostante dal punto di vista del metal propriamente detto siamo ancora lontani dal costruire apparati che sorreggano la grandiosa storia di Roma. Tra i diversi ospiti, oltre al cantante dei Septic Flesh, c'è la nostra Mariangela Demurtas (Tristania) nella migliore traccia dell'album ,"Divide Et Impera", che conferisce un tocco personale al brano grazie alla sua voce; infine nella già citata "Per Oculos Aquila" c'è Stefan Fiori dei Graveworm.

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