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ETHN'N'NROLL: Ethn'n'Roll

data

19/06/2012
80


Genere: Crossover
Etichetta: M.A.P.
Distro:
Anno: 2012

Non si dimenticano gli Ethn'n'Roll. Chi li ha visti dal vivo forse non ricorderà dopo qualche anno il nome della band, ma se dici "quei tre ragazzi" già cominciano ad affiorare ricordi. Se poi si aggiunge che tra i tre c'è quello che suona l'ukulele elettrico, c'è il batterista con la cresta e il cantante col suo basso rosso fiammante, l'interlocutore non farà più caso a voi. Perso com'è nei suoi ricordi di qualche sera estiva. Quando annoiato si dirigeva verso una sagra qualsiasi per evitare la noia, ed invece trovava degli sciamani che avevano già incantato e ipnotizzato l'audience. Si danza, si canta, si batte il piede per tenere il ritmo, si urla, si vive e respira musica come fosse ossigeno, musica inebriante e rigenerante. Taranta, folk lucano, rock, punk, flamenco, reggae: molto più semplicemente, Ethn'n'Roll. Così si chiama il primo album del gruppo, omonimo per porre solide basi, per fare imprimere il loro nome anche in testa ai distratti. Mancava una testimonianza concreta del loro passaggio nel mondo musicale, oltre ai live e ai demo. Ora non ci sono più scuse, ignorarli è un delitto. Quanta fame hanno gli Ethn'n'Roll! E quanta ne trasmettono con le loro canzoni. C'è la voglia di concentrare stili diversi e complementari, senza aderire a nessuno in particolare. Un languore continuo, un appagamento che nasconde quel desiderio di essere sempre fuori dagli schemi, di essere diversi e di non nascondere le proprie qualità. Cresce la ispanica "Seda y Licor", si intensifica e regala momenti quasi metal, tesa fino allo sfinimento con l'ukulele che rovente e il suo assolo alla velocità della luce, un "loco bailar que se inebria de amor", una unione mistica sugellata dal flauto sensuale in coda. C'è l'urgenza e la denuncia in "Sveglia!", etnopunk amaro e diretto alla gioventù italica sempre più molle. Ma i ragazzi lucani sanno anche toccare nel profondo, prendiamoci una pausa e gustiamoci la bucolica "...Sorsi", magari sdraiati nel bel mezzo di un prato verde, nel cuore della Basilicata, fissando il cielo blu e le nuvole pigre, accarezzati dal vento e baciati dalla natura, non amante stavolta ma compagna di giochi. Poesia in musica, musica in poesia. Chi li conosce dal tempo della demo non potrà che adorare questo nuovo aspetto acustico e dolce della band. Ma stiamo solo rovinando sorprese agli ascoltatori, lo scrigno che Giovanni, Danilo e Gabriele hanno riempito di tesori non puó che essere scoperto individualmente, poichè le chiavi di lettura sono molteplici e le emozioni sono veramente tante. Il rockettaro si avvicina al folk, il cantautorato va al reggae e tutti ringraziano.

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