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ESOCTRILIHUM: Mystic Echo From A Funeral Dimension

data

06/09/2017
85


Genere: Atmospheric Black Metal
Etichetta: I, Voidhanger Records
Distro:
Anno: 2017

Oramai Luciana Nedelea sta diventando uno standard per chi vuole andare oltre i soliti colori del black metal, aggiungendo spesso il chiarore dei fuochi fatui o delle stelle. Ha legato indissolubilmente nel giro di tre anni le sue opere a pilastri come Mare Cognitum, Digir Gidim, Slow e Ecferus, arrivando addirittura ai Ghost Bath che però oltre alla visibilità non hanno dato null'altro perché 'Starmourner' è veramente pessimo. Tornando alle note positive (che, vi anticipo, sono tante), anche la copertina del debutto degli Esoctrilihum è notevole. Bisogna pronunciarlo diverse volte questo nome, convincersi che (come anche gli Atrexial) non si tratta di un farmaco per le emorroidi, e poi lasciarsi conquistare. 'Mystic Echo From a Funeral Dimension' ha un titolo che calzerebbe a pennello per gli Inquisition, pur essendo molto più esplicito, sostanzioso e muscolare sia di un loro album che della media delle altre uscite black, soprattutto di quelle tendenti all'atmospheric. Scelte di produzione (comunque ottima e perfettamente nitida) hanno valorizzato batteria e la gran mole di riff, mentre la voce resta sempre rantolata, soffocata e acida. Se qualcuno si aspettava delicatezze e voci bianche rimarrà molto deluso, e allo stesso modo prenderà il largo chi voleva il classico zanzaroso album inconcludente e pieno di feedback. Il tizio che gestisce tutto potrebbe essere mio nonno così come il tabaccaio all'angolo, ma sa decisamente come scrivere canzoni lunghe e affascinanti, con malinconici inserti di chitarra pulita e tastiere, che arrotondano un po' tutto il sound del disco, insistendo sul sentimento sublime del notturno. Per questo non possono aderire perfettamente punti di riferimento come gli Immortal di 'At The Heart of Winter' o Emperor, né altri pezzi grossi degli anni Novanta. Esoctrilihum persegue un fine diverso e utilizza un linguaggio molto più orientato alla valorizzazione delle sfumature, anche melodiche e non al massimo della velocità e della foga che di solito si mette nel black metal, e ciò è dimostrato dai frequenti rallentamenti in sapore di doom funereo e dalle ripartenze improvvise. Il bello è che lo fa esattamente quando ce n'è bisogno, con magistrale scioltezza, senza forzare la mano su uno o sull'altro aspetto, come se Asthaghul facesse questo da vent'anni. Rischio di ripetermi ora. Come spesso accade per le cose uscite su I, Voidhanger è prima di tutto il carattere di un progetto a stupire, e subito poi la qualità della musica: in questo caso sono soddisfatte in pieno entrambe le condizioni. Lo ascolteremo per molto, moltissimo tempo ancora, e rideremo ricordando i tempi in cui la pagina Facebook del suo autore aveva la bellezza di 44 "mi piace" e non era disponibile nemmeno un brano su Youtube.

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