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EMPYRIUM: THE TURN OF THE TIDES

data

14/08/2014
87


Genere: Neofolk
Etichetta: Prophecy Productions
Distro:
Anno: 2014

Sono passati dodici anni dall'ultimo album in studio degli Empyrium, lo stupendo 'Weiland' che sembrava dovesse rimanere il loro testamento. E invece la Prophecy con grande orgoglio ci fa pervenire il quinto disco della band, tanto più che l'etichetta stessa sostiene orgogliosamente che la sua nascita nel 1996 è dovuta anche agli Empyrium, i quali - nonostante il roster di altissimo livello - sono uno dei suoi gruppi più rappresentativi. Stessa formazione del suo predecessore, risultato diverso. Se degli esordi (in cui il folk era misto a un doom molto elegante) non è rimasto nulla, nemmeno di quanto sentito in 'Weiland' ci sono molte tracce. Il metal è una goccia nell'oceano, eppure quando le chitarre distorte fanno il loro ingresso in scena, si amalgamano alla perfezione con i battiti ciclici che scandiscono questi tre quarti d'ora. I testi sono appunto incentrati sulle stagioni, sulle condizioni atmosferiche e dell'anima. 'The Turn Of The Tides' punta dritto al cuore, ha appreso la lezione degli Anathema, da questo punto di vista. La particolarità è la grande influenza della darkwave neoclassica, non tanto perché ora gli Empyrium siano una copia dei Dead Can Dance, ma perché quando le atmosfere si fanno più rarefatte non sentiamo più l'arpeggio di chitarra classica (alla 'Kveldssanger' degli Ulver, per intenderci), ma archi, pianoforte, tastiere di gran classe che sono molto lontani dal folk a cui eravamo abituati, anche la voce di Schwadorf fa meraviglie, la canzone iniziale è proprio un gioiello di luce e costruzioni tonali che fanno venire i brividi. Un paio di pezzi erano già stati pubblicati nel 2013, ma la bontà complessiva del disco non è affatto scalfita. È stato amore a primo ascolto. Un ennesimo cambiamento di pelle è stato premiato da una nuova dimensione su cui spaziare e incantare, ieri come oggi.

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