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EARTHCRY: WHERE THE ROAD LEADS

data

04/04/2013
85


Genere: Prog Metal
Etichetta: Revalve Records
Distro:
Anno: 2012

Il problema dei dischi del genere di questo 'Where The Road Leads' é che molto probabilmente non lo vedremo mai dal vivo, sì perchè il progetto ambizioso del batterista e compositore Enrico Sidoti riporta alla mente Ayreon, Soulspell ed Avantasia, e risulta difficile pensare che egli riesca ad assemblare tutti questi ospiti per delle live gig. E' un peccato, il lavoro funziona benissimo grazie ad un gustoso miscuglio di Dream Theater e Symphony X che fa da colonna sonora ad un concept che si dipana proprio come nelle opere succitate, dove ognuno degli ospiti vocali recita la parte come un'attore. Musicalmente la cosa riesce molto bene, a parte l'opener "Sailing On", intro atmosferica, si parte con la botta power-speed di "New Fading Sun" che però non ha niente di scontato, e quindi si lascia alle spalle tutte quelle canzonette tupa-tupa che, sinceramente, hanno fracassato le gonadi, seguita da quella che a nostro parere é già il picco massimo di questo ottimo cd, ovvero "Hospitality", power-prog potente, vario, con Mark Basile dei DGM sugli scudi ad interpretare nel vero senso della parola il brano, ricco di stacchi ariosi ben congegnati ed inseriti. Dopo cotanto brano "Recall" quasi sfigura, pur essendo molto bello, ma sicuramente meno personale; ecco allora arrivare "Into The Asylum" a raddrizzare il tiro, con un riff durissimo ad introdurre un brano roccioso che sa tanto di ultimi Symphony X. Più sognante é la successiva "Landscapes", dove le tastiere fanno una parte importantissima, reggendo praticamente tutto il brano, caratterizzato dall'immenso Zak Stevens, monumentale! A dedicare un momento più delicato ci pensa ancora il singer dei Circle II Circle e la semi ballad "Stranger", quasi fuori contesto, ma riuscitissima e palese dimostrazione dell'ispirazione del buon Enrico, musicista preparatissimo e multiforme songwriter, che difatti subito dopo ci assale con l'ottimo power-prog di "Uncharted", altra mazzata dove la band di Michael Romeo ritorna ad essere la principale musa ispiratrice, seguita dal dovuto brano strumentale, ossia "The Temple", sinfonica e magniloquente senza perdere una sola stilla di energia, e dalla chiusura affidata ad "Inside", suite di oltre otto minuti in cui si esplica per l'ennesima volta cosa significa progressive metal, se mai ce ne fosse stato bisogno. Enrico Sidoti é riuscito a realizzare il suo sogno, portare su CD le sue idee e farle interpretare a dei mostri sacri, difatti oltre ai già citati si alternano al microfono Roberto Tiranti, Oliver Hartmann, Damian Wilson e Marco Sandron ed alle sei corde Diego Reali degli Evidence ed ex DGM e Simone Mularoni, anche lui nei DGM, oltre a quelli che sono i componenti ufficiali della band, poco importa se il disco risulta derivativo in parte, quello che conta é che non un passaggio richiama la scontatezza, tutto è fresco musicalmente parlando ed è inutile anche rifiutare questo tipo di supergruppi. Questo é il metal di oggi, prendere o lasciare e, fatecelo dire, prendiamo, eccome se prendiamo; resta solo il problema iniziale, ma non è detta l'ultima parola: forza Enrico!

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