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DODECAHEDRON: Kwintessens

data

20/03/2017
78


Genere: Avantgarde Black Metal
Etichetta: Season of Mist
Distro:
Anno: 2017

Maledetta frenesia. Oggi dopo mezzo ascolto si pretende di sapere vita, morte e miracoli di un intero album e si riesce a farlo arrivare dalle stelle alle stalle in un colpo di mouse. Non vale il contrario: se parti dalla merda la riabilitazione sarà lenta e dolorosa. Insomma i Dodecahedron si erano presi tutto il tempo possibile, cinque anni dal primo album omonimo che aveva messo nero su... nero, visto il genere, la loro immensa strafottenza, soprattutto tecnica, che era l'unico appiglio per i detrattori oltre al fatto che suonano praticamente uguali ai Deathspell Omega. Dannazione, se al primo disco suoni così vuol dire che hai il mondo davanti, devi solo conquistartelo. Eppure per molti non andava bene, sono fioccati pareri sufficienti, come se fosse la stessa cosa essere i cloni dei Darkthrone. Ma lasciando perdere questo punto la prima critica era fondata: i Dodecahedron volevan farci capire di che pasta erano fatti, lasciarci esanimi al suolo mentre loro continuavano a elucubrare dei massimi sistemi del black metal d'avanguardia... termine di comodo perché una volta che ti accodi a colui che va in avanscoperta sei solo un gregario, per quanto pregiato. Capite bene che una copia carbone del disco del 2012 era fuori discussione, sarebbe stato un fallimento. E infatti la band olandese con 'Kwintessens' mette in chiaro di essere più matura, di non aver bisogno della tracotanza e della abbondanza che sa di fuffa, di poter dosare con sapienza tutti gli ingredienti, di avere il controllo della situazione. In ogni punto sembra che gli strumenti ti stiano dicendo: "anche se potrei fare un ritmo ancora più intricato e veloce, devi soccombere a questo riff, gustatelo con calma". La durata è ridotta all'osso rispetto al primo album, le canzoni vere e proprie sono solo cinque e hanno assorbito le critiche. Certo, quell'interludio è una mazzatona assurda e sarebbe singolo di lancio per un gruppo normale. Non vi piace come vogliamo fare i Deathspell Omega? Agli ordini, ci incattiviamo ulteriormente e aggiungiamo più di qualcosa dei Neurosis, rendendo il tutto ancora meno umano. Così se in apparenza restano i soliti devastanti Dodecahedron, la musica acquisisce una nuova profondità, sfumature e disturbanti passaggi tra l'industrial e il noise. È logico che si rimane delusi se dopo un album molto buono si pensa già che abbiamo trovato i Leonardo da Vinci del black metal. È altrettanto vero che stavolta questi cinque ragazzi hanno avuto la capacità di darsi delle regole e creare tanta sostanza nello scrivere musica che in men che non si dica può elevarti a semi-dio o diventare un ammasso di caos. Diamo atto della crescita dei Dodecahedron e della loro esplosione ancora più fragorosa a cui probabilmente assisteremo tra qualche anno. È questa la quintessenza del black metal del 2017?

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