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DODAREN: Maen

data

14/12/2012
80


Genere: Hard Stoner Rock
Etichetta: Transubstans Records
Distro:
Anno: 2012

Quando meno te l'aspetti, quando pensi che il meglio che il rock possa darti è un disco pieno di clichè e artisticamente morto come quello dei Soundgarden, allora arriva la luce. Folgorante, che ti stordisce. Per la precisione la nuova droga mentale che prende piede in questo fine 2012 è da assumere con quella rilasciata dai Qoph. Si tratta degli altrettanto ispirati Dödaren, su un terreno che non è poi tanto diverso da quello dei compagni d'etichetta. Loro forse più psichedelici e progressivi, stralunati. Questi molto più concreti, duri e in senso lato metallari. La scelta di cantare in lingua madre fa onore ai quattro polverosi svedesi, i quali dimostrano coraggio non solo dal punto di vista strettamente musicale, ma anche concettuale. 'Maen' è il pachidermico punto di incontro tra i Black Sabbath di primissimo pelo e i nuovi Mastodon più accessibili, come se i The Sword (magnifici) si rotolassero nelle sterpaglie dell'entroterra scandinavo, ma con un orecchio ben rinforzato da tendenze al rock/metal chitarristico di scuola UFO e Iron Maiden. Tutte cose che di per sè sono succulente, ma vi garantiamo che unite nel modo che hanno architettato i Dödaren sono anche più saporite. Quasi non si sente che la band è solo alla seconda uscita, primo album dopo un EP (che si può scaricare gratis dal loro bandcamp). I pochi momenti in cui cala l'attenzione sono ciruiti all'intermezzo "Mellangärdet" (inutile collante tra due segmenti che avremmo gradito molto ascoltare in un unico monolite) e in qualche riff in cui si sente troppo l'influenza di Iommi. Ad esempio i primi due minuti di "Träden (Skogens Konung)" sono sostanzialmente inutili nel loro ricercare una atmosfera ossessiva. In ogni caso i restanti sette minuti del brano sono assolutamente fantastici, tra suggestioni stoner e spigolose, batteria mai doma e melodie di chitarra finali che si intrecciano con cori da pelle d'oca. Questi ultimi sono una costante di 'Maen', in cui sembrano materializzarsi gli Alice In Chains del deserto. La chiusura semi progressive della suite "Slutet" rinchiudono l'anima più calma della band, unita poi alle armonie vocali che fanno della chiusura di disco un'alba tiepida e avvolgente.

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