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DEVILDRIVER: WINTER KILLS

data

07/09/2013
78


Genere: Groove Death Metal
Etichetta: Napalm Records
Distro:
Anno: 2013

Diciamolo chiaramente, se il frontman dei Devildriver non fosse stato Dez Fafara, probabilmente la band non avrebbe avuto tutta l'esposizione mediatica dedicatale sin dall'inizio, sopratutto in virtù di un esordio non del tutto convincente, quasi che il buon Dez non volesse scrollarsi di dosso tutte le velleità nu, ma è altrettanto vero che poi i Devildriver si sono creati un loro spazio nell'ambito metal moderno a suon di mazzate molto vicine al death con una sola concessione - e flessione - per 'Pray For Villains'. Ora il gruppo californiano dà l'ennesimo scossone al panorama metal, innanzitutto mollando la Roadrunner e firmando per l'attivissima Napalm, e rilasciando il sesto full lenght che nel titolo spiega tutto quello che è successo a Dez & C., ossia, per diversi motivi, la rinascita dopo un periodo buio, metafora ben riuscita dell'inverno che uccide e la primavera che fa risorgere la vita. Vedasi appunto la fine del rapporto con la suddetta Roadrunner e la rinascita con la Napalm, ma anche il momento in cui alla sorella di Dez viene diagnosticato un tumore e la sua lotta per la vita, quindi l'infinito accostamento ai Coal Chamber, passato di Dez - anche se redivivi - di cui i Devildriver sono la rinascita e nient'altro! E se ci fosse ancora qualcuno che non è del tutto convinto di ciò, dia una bella ascoltata a 'Winter Kills', una vera e propria mazzata sui denti con qualche accenno di death melodico quà e là; l'opener "Oath Of The Abyss" è sintomatica di ciò come anche "Curses And Epitaphs", mentre particolare e riuscitissima é "Ruthless", col suo intro quasi da tarantella(!) che si trasforma in un terremotante death. Gli assoli di Spreitzer e Kendrick inseriscono raggi di luce in un magma sonoro che si fa sempre più spesso quasi asfissiante, e la già citata, a causa del testo sulla sorella malata, "Desperate Times" ne é un'esempio insieme alla successiva, fragorosa title track. Di passaggi a vuoto non ce ne sono, neanche con la cover "Sail" degli indie rockers Awolnation, non stravolta nella sua forma, ma brutalizzata da tanta cattiveria; è anche vero che non ci si può aspettare che i Devildriver si mettano a fare sperimentazioni di sorta, al di là del fatto che la loro violenza non è fine a sè stessa, come in parecchi gruppi death, ma finalizzata a lasciare profonde cicatrici da cui è difficile guarire; in quanti riuscirebbero a massacrare intelligentemente i padiglioni auricolari come fanno loro in "Haunting Refrains" o "Tripping Over Tombstones"? Pochi, credeteci, proprio pochi! NB: nella versione deluxe ci sono due pezzi in più. Povere orecchie!

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