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DESTRUCTION: Spiritual Genocide

data

03/12/2012
60


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Distro: Warner
Anno: 2012

Non sono paragonabili i due periodi dei Destruction, quelli degli anni Ottanta e quelli degli anni Duemila. Eppure gli artefici di tonnellate di thrash metal tedesco fino al midollo sono (quasi) gli stessi. Indubbiamente, sarebbe un'utopia aspettarsi che Schmier torni al vecchio sound. Tanto approssimativo, a livello di produzione e precisione, nonchè di tecnica, quanto malefico e infetto. Insomma, una esperienza basilare del thrash. Si sentiva che la band suonava per sè e in vista di strabordanti mattanze in nome del "macellaio pazzo". All'alba del Duemila, però, il ritorno al metal che conta sotto l'egida della Nuclear Blast, dopo un periodo di sbandamento compositivo (disconosciuto del tutto dal gruppo) c'è una tendenza esagerata, forte, sentita non si sa fino a quale punto, di "slayerizzare" il proprio modo di suonare. Dalla voce alla costruzione dei brani, sembra che si cerchi un modello da seguire, ignorando che i Destruction lo erano stati appena dieci anni prima. Esigenza di modernizzare il proprio sound, per i supporter; plastificazione più becera per gli altri. Indubbiamente, di sviluppi veramente personali, negli ultimi cinque dischi non se ne sono ascoltati. Anzi, dal giustamente osannato 'The Antichrist' in poi, solo compitini più o meno riusciti, consistenti in tanta potenza ma in poca sostanza, tanti filler e pochi brani di spessore. Un vivacchiare in modo poco dignitoso per una band a suo modo storica. Perchè se è vero che questo 'Spiritual Genocide', come i predecessori, non è un disco da buttare, è anche vero che lo spirito dei Destruction è sempre più lontano e i brani, col passare del tempo, assomigliano a quelli di una qualsiasi band "thrashtilldeath" della nuova ondata, la quale si è a sua volta ispirata ai vecchi album del metal anni Ottanta, tra cui 'Infernal Overkill' e 'Release From Agony'. Un bastardissimo circolo vizioso. Atmosfera praticamente assente in questi dieci pezzi, anche a causa di una produzione che col suo suono rude (soprattutto nelle chitarre) sembra voler coprire l'effettiva debolezza di diversi riff e la continua ripetizione di schemi sentiti molte altre volte. Deludente "Legacy Of The Past", con ospiti Gerre dei Tankard e Angelripper dei Sodom, relegati a semplici comparse, in un testo che cita canzoni e album dei tempi che furono. Risultano nient'affatto originale, basti andare a sentire "From The '80" degli Extrema. Scopiazzatura di "Holy Wars" dei Megadeth per "City Of Doom", ma è la continua ricerca dei cori che lascia basiti. La coralità (molto più caciarona) di un ritornellone dei Blind Guardian applicata a molte soluzioni qui presenti non lascia che la voce di Schmier possa esprimersi a dovere. Verrà ricordato per essere un disco pieno di stacchi terremotanti, come quelli della titletrack, o per avere una produzione più dura degli standard Nuclear Blast. Attenzione al fatto che i dischi del nuovo corso stanno moltiplicandosi in modo incontrollato. Sarebbe stato meglio aspettare un altro anno almeno per dare un seguito a 'Day Of Reckoning', ma si sa i contratti vanno rispettati.

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