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DESTROYING THE DEVOID: Paramnesia

data

01/10/2016
74


Genere: Progressive Death Metal
Etichetta: Unique Leader Records
Distro:
Anno: 2016

Eccolo, colui che ha salvato i Deeds Of Flesh. Craig Peters, non pago di averci regalato grandi pagine di technical death nei primi tre album degli Arkaik, entrò nella band di Erik Lindmark (mr Unique Leader) ed è proprio grazie a lui che 'Portals to Caanan' suonava così dinamico e tecnico rispetto ai suoi predecessori. Mentre il nuovo DoF è in cantiere e presumibilmente uscirà l'anno prossimo, il chitarrista si mette momentaneamente in proprio, suonando e cantando qualsiasi cosa su 'Paramnesia'. Destroying The Devoid è un progetto solista che più solista non si può, sembra veramente di entrare a bomba nel cervello di Peters. Il disco è essenzialmente un sexy shop per tutti i chitarristi metal, ognuno ci potrà trovare il proprio gingillo preferito e giocarci all'infinito. Il pregio maggiore del lavoro è essere riuscito nel non semplice compito di risultare diverso sia dai Deeds of Flesh, sia dagli Arkaik. Qui comanda il prog, brutale e massiccio. Chitarre che salgono, che scendono, che affondano e che spettinano. La voce, in growl "umano", non è chissà quanto potente e soprattutto rifinita in sede di produzione. Pietra sopra il cantato pulito, che c'è poco, ma è decisamente poco riuscito, soprattutto dopo che abbiamo ascoltato melodie ben più importanti da Dimmu Borgir e Fleshgod Apocalypse. Ecco, queste due band sono essenziali (soprattutto la prima) per parlare dell'altro grande tema di 'Paramnesia', ossia l'aspetto sinfonico. Ci sono tante, ma tante tastiere, che diventano archi, organi, sintetizzatori a seconda della richiesta. Questo conferma ancora una volta che ci si sente quasi indiscreti a ascoltare letteralmente tutto quanto passa nella testa di Peters, e inoltre la sua grande voglia di andare oltre i generi. Basti ascoltare la suite di tre parti posta in chiusura del disco. Ecco, forse lì si va un po' troppo per le lunghe e viene la voglia di farla finita... Dopotutto quarantasei minuti di tecnica e sghiribizzi prog applicati al death metal non sono pochi. A parte quindi una evitabile traccia finale, un'uscita molto corposa e che potrebbe attrarre gente che di solito non bazzica nelle zone Unique Leader.

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