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DESTRÖYER 666: Phoenix Rising (reissue)

data

10/09/2012
72


Genere: Black Metal
Etichetta: Season Of Mist
Distro:
Anno: 2000 - 2012

E' solo di poche settimane fa la notizia che Shrapnel - chitarrista solista - aveva lasciato la band, la quale ha annullato diversi live europei (tra cui quello italiano dell'Agglutination ad agosto). Questo basterebbe a mettere una pietra (tombale) sopra la serietà dei Destroyer 666, perchè il fan medio pensa "ma un rimpiazzo non potevano trovarlo?". Sul finire dell'estate però la Season Of Mist dà alle stampe la riedizione del secondo album del combo australiano, quasi a voler ricordare che nonostante tutto la band è ancora attiva. A dodici anni dalla sua uscita, 'Phoenix Rising' non ha perso un'oncia della sua bestiale carica. Tuttavia ci sono diverse ombre sulla opportunità di questa ristampa. Ok, la nuova copertina è proprio bella e riconosciamo che a qualche fan potranno interessare le note nel libretto. Ma se si clicca sul link azzurro al di sotto della copertina, si può facilmente constatare che la precedente edizione non è mica introvabile o costa chissà quanto. Non possiamo d'altro canto tacere le grandi e numerose qualità dell'album in questione. Ci sono i primi due pezi tutto sommato standard, ognuno a suo modo, black metal svedese il primo, di un certo stile più cadenzato e ipnotico l'altro. Ma è con in cuore di 'Phoenix Rising' che troviamo la band speciale che piace a noi, che ha preso i Marduk pre - 'Panzer Division' e li ha scaraventati in un pericoloso anfratto sudicio pieno di thrash rozzo e primtivo, quello ai confini del primo black metal. Evoluzione tramite apparente involuzione. Così la titletrack suona come una massiva estremizzazione di alcuni riff di 'Hell Awaits' degli Slayer, e "I Am The Wargod" è un possente monumento, anche abbastanza complesso nella struttura, sorretto da riff ora melodici ora assatanati, coronato da una voce che si pone con autorità nel panorama odierno. L'unico brano accreditato dal dipartito Shrapnel è "Ride The Solar Winds", più classico, che miscela i Darkthrone con un finale più armonico in cui anche il basso è protagonista. L'ultimo Bathory fa capolino in "Lone Wolf Winter"" e nella traccia conclusiva, con una vistosa chitarra solista. Vogliamo trovare un difetto? Il drumming, pur non scontato nè monotono, non arriva al livello delle chitarre. Il valore del disco in sè è fuori dubbio, tanto che è consigliato soprattutto ai neofiti (i più navigati già avranno l'edizione del 2000). Però la ristampa non aggiunge praticamente nulla di appetibile.

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