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DESASTER: The Oath Of An Iron Ritual

data

21/07/2016
80


Genere: Black Thrash Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2016

L'ho già scritto nella recensione di 'The Arts Of Destruction', lo ripeto ora a scanso di equivoci per chi ancora oggi si fida delle recensioni e le legge prima di aver ascoltato il disco: i Desaster sono decisamente meno ignoranti di quanto spesso li si dipinge. Se per logo e tematiche vi aspettate una sorta di Blasphemy o anche di Bathory prima maniera, siete fuori strada. E poi la stessa carriera della band, che spesso ha pubblicato le sue opere per Metal Blade, non è così underground come potrebbe apparire a un esame superficiale. Questo lo ribadisco anche per me, che non ascolto Desaster con una frequenza molto alta e ogni volta mi stupisco della grande ispirazione di cui sono capaci, sia rispetto al genere suonato che alla lunghissima carriera. 'The Oath Of An Iron Ritual' esce fuori vent'anni dopo il debutto (le prime demo risalgono addirittura al 1993), quello sì al livello dell'esordio di altri macellai senza mezze misure dei Belphegor. Solo che poi gli austriaci hanno scelto la via della plastica, evitando accuratamente di scrivere belle canzoni, mentre i Desaster si sono saputi mantenere duri e puri, preservando una integrità artistica ammirevole. Saranno i loro legami col metal classico a salvarli, sotto sotto (ma a volte anche sopra sopra) ci sento sempre cose anni Ottanta come i primi Slayer e i Venom, inoltre lo speed dei Razor e dei riff ultra classici nei brani più lunghi. Ecco, vorrei sottolineare come spesso i Nostri si lancino in escursioni di sei o sette minuti, che risultano sempre le più riuscite dei vari lavori. La voce di Sataniac è spaventosa, l'ideale per un disco di black thrash. Dietro alla batteria infine c'è un lavoro eccellente e vario di Tormentor, che da un paio d'anna suona anche con gli Asphyx, il che conferma indirettamente come un minimo di tecnica e di padronanza della situazione ci debba essere anche in un contesto di dannazione infinita come questo. È sempre la stessa musica suonata in modo sempre diverso... o sono canzoni diverse che suonano sempre allo stesso modo? Costante è in ogni caso la capacità -propria solo dei gruppi di un certo livello- di diversificare le canzoni al loro interno, renderle degne di essere ascoltate. Ecco il punto: vale sempre la pena ascoltare un album dei Desaster, soprattutto quando si tratta di una delle loro migliori performance. Come in questo caso.

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