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DENNERS TRICKBAG: Denners Trickbag

data

21/09/2013
64


Genere: Hard'n'Heavy
Etichetta: Target Records
Distro:
Anno: 2013

I Mercyful Fate non erano solo il falsetto demoniaco di King Diamond, ma anche le chitarre di Hank Shermann e Michael Denner. Quest'ultimo, in particolare, dopo l'uscita dalla band negli anni Novanta, giusto un attimo prima delle ultime due uscite, tutt'altro che imprescindibili, non si è risparmiato nulla e ha continuato a incidere con i Force Of Evil (insieme a Shermann) e Zoser Mez (di cui un brano è ripreso qui dentro). Ora con la sua valigetta da prestigiatore, il buon danese, oramai brizzolato, dà alle stampe il primo album dei Denners Trickbag, che già dal nome si caratterizzano come band strettamente personale. Chiamati a sé personaggi della sua terra, Michael ha deciso di rendere omaggio ad un sound che con i Mercyful aveva distorto, insanguinato, assatanato ed estremizzato, tornando ad almeno trent'anni fa. In fondo la copertina è fin troppo "cattivella" rispetto al contenuto del cd, ma quel vortice sullo sfondo è tanto indice della dubbia qualità dell'artwork quanto foriero di un gustoso e roteante rock di spessore. Denner dopo il primo split dei MF aveva aperto un negozio di dischi, in quel di Copenaghen, che trattava di rock anni Sessanta e Settanta: evidentemente la passione non gli è andata via e con i Trickbag si torna su quei passi. A passo di Thin Lizzy allora si va in "Ethiopia", pezzo dei Jericho dalla lead guitar spumeggiante, e si inizia a tributare un sound mai dimenticato, soprattutto nel Nord Europa (sentitevi il catalogo della Transubstans Records e poi ne parliamo), tra vocals energiche e sanguigne e ritmi intrisi di blues metallizzato. I Mountain e i Montrose da un lato, i Captain Beyond dall'altro, con Denner in mezzo a fare da gran cerimoniere, alle prese con assoli di grande spessore e una prestanza fisica (allo strumento) che gli fa onore. Lo immaginiamo divertirsi come un ragazzino, con il suo gruppo di amici e con l'unico obiettivo di dimostrare che in fin dei conti l'età non conta e se possono suonare del rock retro dei giovinetti, può farlo molto bene anche lui che quegli anni li ha vissuti in prima persona. Il sigolo catchy "Dont You Let Me Down" è naturalmente solo un aspetto dei Trickbag, ma -purtroppo- il solo inedito, mentre il lato più hard è esemplificato da "Polecat Woman". Le note positive non finiscono qui, anzi, bisogna necessariamente citare la traccia conclusiva: nove minuti di Led Zeppelin, accelerazioni alla Saxon, gli immancabili assoli fitti fitti, un crescendo psichedelico. Non tutto gira per il verso giusto: sono cover non dichiarate dall'etichetta, non dichiarate dallo stesso Denner, insomma meglio dire di cosa si tratta. Roba buona, mai da tramandare ai posteri. Ma chi altri se non lui può vantarsi di aver suonato su 'Melissa' e 'Don't Break The Oath'?

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