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DECAPITATED: Anticult

647222

data

10/07/2017
65


Genere: Death, Thrash, Groove
Etichetta: Nuclear Blast
Distro:
Anno: 2017

Non voglio partire dall'inizio, sarebbe ridondante. Anno 2017: Vogg è un uomo solo al comando che ha fatto e fa tutto quello che vuole, sbattendo persino le porte in faccia ai migliaia di fan della prima ora. I Decapitated hanno deluso i metallari perché hanno sperimentato, nonostante i loro limiti, cosa che è sempre vista appunto come un tradimento. Sperimentare vuol dire cadere, sbagliare. Brani troppo lunghi (in 'Carnival Is Forever'), assoli fuori contesto o totali flop inconsistenti e melliflui ("Nest" e "Blindness" da 'Blood Mantra'). Come per i Suffocation abbiamo oggi accanto al membro fondatore diversi musicisti che all'epoca dell'uscita del glorioso 'Winds of Creation' avevano dieci o quindici anni, un ricambio generazionale necessario. I Decapitated vanno giudicati per come sono e per come vogliono essere ora, sicuramente non un gruppo death metal. Dal ritorno post-incidente (tristemente famoso per la morte di Vitek, batterista straordinario), il centro di tutto è Vogg, a ruota una line-up abbastanza instabile, tolto il cantante, inspiegabilmente tenuto stretto. Rafal Piotrowski, dal 2011, alla sua prima uscita coi Nostri, monotono quanto volete, derivativo e debitore dello stile di Jens Kidman, ma appropriato almeno sulla carta alla direzione degli allora nuovi Decapitated. Anche in 'Anticult' si vuol ovviare alla sua deficitaria prestazione mettendolo in primissimo piano nel mix, a volumi osceni, rispetto agli altri. Non come in 'Blood Mantra', certo, dove era venuta meno la coesione di tutti i musicisti, Vogg si era preso un periodo di pausa mentale, zero riff, zero personalità e adesione indefessa agli schemi dei Meshuggah, ancora loro. Schematicità e ordine. Nessun sussulto. Tornando al presente, devo fare un plauso alla Nuclear Blast. Ho apprezzato tantissimo le ultime produzioni rispetto a quelle del biennio 2013-2014. Lo dimostra la veracità e l'organicità di 'Anticult' e di 'Atonement' degli Immolation, se paragonate ai due predecessori di entrambe le band. Nei contenuti è una conferma che il percorso continua, sempre più lontano dal passato. Sempre tanti spunti dei Meshuggah, è vero, ma Vogg ha ripreso in mano i riff, si è ripreso il centro del palcoscenico, chitarre in primo piano e melodie molto dirette. Vengono in mente i Lamb of God di 'Ashes Of The Wake' e 'The Wrath'. "Deathvalutation" e "Never" conferma il mutamento: se qualche anno fa i Nostri l'avrebbero infarcita di cambi di tempo schizzati, oggi è invece un pezzo molto regolare, thrash possente e dritto al punto. Così come "Kill The Cult" e "Earth Scar", pienissime di riferimenti agli Slipknot e ai Pantera, soprattutto nella voce e nella doppia cassa. Chi l'avrebbe mai detto? Eppure funzionano bene se consideriamo solo l'indicatore del divertimento. Altra caratteristica ricorrente è costituita dagli arpeggi, ce ne sono in vari punti e sembrano essere l'unico modo per far rallentare la band, il tema thrash e quello groove si rincorrono e si danno il cambio, non ci sono tanti sprazzi di creatività, è un album molto più concreto e solido dei precedenti. Dura circa trentacinque minuti e a dire il vero è anche troppo poco se consideriamo anche una sorta di outro (un brano abortito, in sostanza). La reazione al termine dell'ascolto è un sopracciglio alzato soprattutto perché non si è abituati a una immediatezza così fruibile e a così pochi riff e variazioni. Passato questo sentimento si deve ammettere che nel loro ambito i brani riusciranno a conquistare gli ascoltatori più aperti a queste sonorità. Un fan degli Unearth, per dire, apprezzerà. Una considerazione conclusiva è riservata alla natura di 'Anticult', che non considererei nemmeno album in senso stretto, ma una sorta di collezione di singole canzoni, piuttosto ingrigite e logore, che come la copertina non vogliono o non sanno andare in profondità. Il lato positivo è che in teoria dal vivo dovrebbe essere molto più riproducibile e dalla presa maggiore, lo sperimenterò al Brutal Assault, probabilmente, anche se il loro rifiuto di suonre roba vecchia anche live non è che mi garbi molto.

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