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DAVID BOWIE: Blackstar

data

27/01/2016
92


Genere: Experimental Jazz Rock
Etichetta: Sony/Columbia
Distro:
Anno: 2016

Questa non è, e non può essere una recensione "normale", e per diversi motivi. Il primo è che 'Blackstar' è il venticinquesimo album in studio di David Bowie - esclusi i due Tin Machine - ed il secondo è che purtroppo, nel frattempo, il Duca Bianco ci ha lasciati, per cui l'impatto emotivo è forte, ma non per questo ci deve influenzare. D'altronde, come lui stesso ha detto:

"Cosa puoi, tu, morte contro la mia eternità, la mia genialità, la mia follia, la mia creatività, la mia musica che vivrà per sempre? Io sono Lazzaro, dilaniato dalle cicatrici, morirò nel corpo, ma vivrò in eterno attraverso la mia musica!. Ho vissuto abbastanza per ricevere gli auguri di buon compleanno al quale pensavo di non arrivare, per vedere pubblicato il mio album...sono sopravvissuto all'8 gennaio...e tu, mia cara assassina, hai perso! Pensa solo che, se tu non avessi bussato alla mia porta, le mie opere sarebbero state 24, fossi riuscito anche a campare 100 anni, e invece, grazie a te, sono 25!!!".

Quindi, questo disco non deve essere visto come una resa di fronte alla morte, piuttosto ad una eclatante vittoria di un uomo, un artista che ha saputo confondere talmente tanto le idee con la sua creatività, fino a turlupinare persino la grande mietitrice! Delle canzoni che compongono 'Blackstar' se ne parlerà a lungo per via di questi eventi, ma proviamo a pensare che David sia ancora vivo e che, nonostante abbia deciso da tempo di non suonare più dal vivo - praticamente dopo l'infarto che lo ha colpito nel giugno del 2004 salvo sporadiche apparizioni - sia talmente fervido dal punto di vista compositivo da produrre, dopo il fisiologico sbandamento, due album in poco meno di tre anni e di averne già iniziato un'altro, quindi di essere di fronte ad una nuova era per l'ex Ziggy Stardust. Questa era iniziata nel 2013 con la pubblicazione di 'The Next Day' che ci riconsegnava un Bowie ispirato, anche se piuttosto "tranquillo", prosegue quindi con 'Blackstar', in cui suonano musicisti jazz che nell'intento di David "devono suonare rock", ennesima trovata spiazzante, anche se chi è avvezzo alle imprese del Duca Bianco non si stupisce più di tanto, nell'album si alternano molti cambi d'umore dovuti sia alla maestria di Tony Visconti, suo produttore storico fin da 'Space Oddity', sia alla voglia di Bowie di parlare del momento che sta vivendo - provate voi a concentrarvi per scrivere musica e girare video sapendo di essere condannati... - e questi cambi si percepiscono subito nella title track, segnalata tra i titoli solo come una stella nera, dieci minuti di prog, inteso come piace dire a chi vi sta intrattenendo, progressione del suono, della musica, del tutto rivolta a cercare sperimentazioni ragionate con un andamento che può ricordare la favolosa "Echoes" dei Pink Floyd, solo che qui il tutto è visto in chiave jazz/rock. "'Tis A Pity She Was A Whore" ha tutto un altro piglio, già delineato dall'aggressione della batteria - ecco qui il lavoro di Visconti che differenzia i brani a seconda della loro struttura - e completato con il sax dissonante e la voce di David che si erge a protagonista, nonostante non sia più quella di una volta, è ancora capace di affascinare e questo brano - già uscito in versione differente sul 45 giri di "Sue..." - ne è la riprova, ecco poi il secondo singolo - il primo è proprio la title track - quella "Lazarus" il cui video è uscito appena prima della pubblicazione dell'album, una ballad che parte soffusa da atmosfere post rock e sale con un crescendo magistrale dove la chitarra ed il sax fanno da contraltare alla voce di David, qui ancor più ispirato, il quale declama un testo quasi autobiografico, ma che ha un punta di ironia, argomento del quale Bowie è sempre stato un maestro, dopodichè arriva "Sue (Or In A Season Of Crime)", altro brano già conosciuto perchè presente sulla compilation 'Nothing Has Changed' in versione più lunga. Qui le parti di sax originariamente suonate da David, vengono rifatte da Donny McCaslin ed il brano risulta quasi cattivo in certe parti, dal ritmo convulso che ricorda le atmosfere di 'Earthling', con "Girl Loves Me" siamo di nuovo su territori in cui basso e batteria la fanno da padrone, ma qui l'interpretazione di David si fa più soffusa, quasi a placare l'irruenza del brano. Si cambia completamente registro con "Dollar Days", pezzo acustico molto rilassato dal piglio malinconico, dove per l'ennesima volta la voce e il sax si completano; infine "I Can't Give Everything Away" che parte dal termine del pezzo precedente, ha nuovamente un piglio rock con la batteria incalzante ed un assolo di chitarra da brividi, mentre ancora una volta David sembra voler spegnere gli ardori con un'interpretazione sofferta, sostenuta da arrangiamenti di archi e svisate di sax. Beh, siamo quasi riusciti a fare una recensione "normale", abbiamo parlato dei brani di 'Blackstar' e di quanto siano per l'ennesima volta geniali e sfuggenti, ma permetteteci di concludere in un modo che a Bowie sarebbe piaciuto, cioè con una provocazione, in quanti, tra i cosiddetti mostri sacri cercano di trovare nuovi orizzonti musicali pur non perdendo di vista la forma-canzone? Nessuno! E in quanti invece ripetono la stessa formuletta vincente per decine di album? Tanti, molti, troppi ed è proprio per questo che uno come David Bowie mancherà a tutti, perchè un camaleonte come lui non ci sarà mai più...

P.S.: All'improvviso salta fuori la notizia che Bowie avrebbe registrato dei pezzi nuovi, che avrebbe dovuto pubblicare delle compilation nel 2017, e che addirittura si farebbe un reboot del film 'Labyrinth' del 1986, la macchina dello sciacallaggio si è già messa in moto. Che tristezza!

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