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DARKSIDE: Prayers In Doomsday

data

02/04/2013
64


Genere: Thrash Metal
Etichetta: Unsigned
Distro:
Anno: 2012

Fondare una band, tenerla in attività seriamente, con tutti gli oneri del caso, producendo più o meno regolarmente musica, è decisamente diverso dal fondare un gruppo, tenerlo in quiescenza per un ventennio e poi tornare, freschi freschi, dicendo "noi all'epoca c'eravamo", quando la verità è che dall'altezza del paio di demo tape non si può accampare alcuna pretesa. Il caso dei Darkside si pone a metà tra i due estemi, perchè loro sì c'erano oltre vent'anni fa, in Brasile, ma erano nati comunque come dichiarati followers, e poi il tritacarne degli anni Novanta non ha risparmiato quasi nessuno del thrash, figuriamoci un gruppo come questo. Per farla breve, underground pieno per oltre dieci anni, poi nel nuovo millennio qualcosa si muove per il verso giusto, ma è ancora tempo di demo, fino al full length di oggi. Tralasciando l'originalità, che manca al 90% delle band odierne, quello di cui avrebbero bisogno i Darkside, oltre a un nome meno dozzinale, è una continuitá che li possa aiutare a far breccia nel cuore del true metaller medio. 'Prayers In Doomsday' ha tutte le carte in regola per farcela, ma l'attesa decennale è francamente eccessiva. Fa specie sentire che i Nostri, pur essendo sudamericani, siano molto "tedeschi" nel loro sound. La loro miscela di thrash, diretto e slayeriano al punto giusto, e classic metal alla Saxon/Exciter è un bombardamento in piena regola, con l'ordine di non fare prigionieri. Ad onor del vero, sono molto più coinvolgenti, nell'insieme, i momenti grezzi come "Bubonic", in cui si riesce ad avere una band che sembra concreta e assassina (si sente appunto l'influenza degli Assassin). Al contrario, si ha meno efficiacia nell'heavy metal, soprattutto a causa di un cantante che non colpisce per particolari doti vocali, ma sono perchè il suo volume è più alto del resto degli altri strumenti. Paradossalmente però le armonizzazioni di chitarra e basso, che lambiscono l'epic metal, nei brani conclusivi, sono di discreta fattura, a differenza delle canzoni che le contengono. Cosa si chiede allora ai Darkside? Di farsi sentire un po' più spesso, così da riuscire a migliorare la coesione tra i componenti, e di fare un corso di inglese, visto che la pronuncia non deve essere trascurata.

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