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CORROSION OF CONFORMITY: IX

data

26/06/2014
51


Genere: Stoner Metal
Etichetta: Candlelight Records
Distro:
Anno: 2014

Il nome è altisonante, di quelli da cui ci si aspetta sempre qualcosa di "grosso", e da quando si sono riformati senza Pepper Keenan, i Corrosion of Conformity hanno ripreso a sfornare album con continuità ogni due anni, e come due anni fa, la mancanza della voce calda e sguaiata di Keenan - ora concentratosi solo sui Down - si sente e purtroppo fa sì che l'unica cosa grossa è il suono di alcuni episodi di 'IX', nono album in studio per la band della Carolina del Nord. Se la sterzata verso lo stoner era già stata fatta alcuni album fa, la reimmissione di elementi thrash/HC non era prevista con il cantante di 'Deliverance', così quando i tre membri originali si sono ritrovati come ai tempi di 'Animosity', hanno deciso di fondere le due anime e di dare la loro interpretazione personale della materia HC, il risultato? Beh, siamo di fronte a un album che potrebbero fare molti altri gruppi dal pedigree meno illustre dei nostri, un disco a volte stanco, con poche idee, e quelle valide non danno la "botta" che ci si aspetta da loro, anche se l'apertura è ottima: "Brand New Sleep" è un validissimo stoner che ricalca però quanto già fatto - bene - dagli Orange Goblin, e poi si procede in un continuo saliscendi di umori, ora punk come in "Denmark Vesey", ora addirittura HC in stile D.R.I., come nell'apertura e chiusura di "The Nectar", brano ripreso in fondo al disco e che al suo interno include uno dei tanti rallentamenti sabbathiani di questo 'IX', tutti troppo prevedibili e a riprova di ciò basti ascoltare "The Hanged Man", collage di pezzi dell'era Ozzy; altro punto debole, come prevedibile, sono le vocals, deboli ed inadatte che appiattiscono pezzi come la buona "Trucker", heavy compatto con un'ottimo assolo, ma questo tipo di cantato non riesce a rovinare "Elphyn", "On Your Way" e "Who You Need To Blame", sconnesse, confuse ed inconcludenti già di loro e se non fosse per il thrash azzeccato - finalmente anche come vocals - di "Tarquinius Superbus" che si chiude con un tosto hard rock a-la Metallica periodo mid nineties, saremmo qui a parlare di un disastro. Ripetiamo, però, per una band con tanto nome e storia ci si aspetta qualcosa di più valido, e così è veramente troppo poco.

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