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CONDEMNED: His Divine Shadow

data

09/03/2017
78


Genere: Brutal Death Metal
Etichetta: Unique Leader Records
Distro:
Anno: 2017

Facciamo un po' di autocritica, cari lettori e recensori. Quando esattamente siamo andati in cortocircuito? Per esempio quando di preciso abbiamo cominciato a dover definire "oscuro" un album black metal? Quando un generico disco metal ha avuto bisogno del termine "duro" o "terremotante"? Evidentemente quando il metal ha smesso di essere tutto questo e si è rammollito, quando l'eccezione (l'imbastardimento con altri generi) è diventata la regola il metal ha finito di essere tale ed è diventato altro. Non dico che sia una cosa brutta di per sé, ma chiamiamolo in altro modo, altrimenti le definizioni, giá utili quanto un ombelico in fronte, sarebbero da cestinare. E cosa è meno brutale del brutal death metal plastificato, senza capo nè coda, che può sintetizzarsi in un tatatatata uuuuuuiiiiiii (rullata e pig squeal)? I Condemned ne erano tra i più squallidi esponenti con il loro primo album, uscito dieci anni fa, che era totalmente da dimenticare. Nel 2011 'Realms of the Ungodly' fu quasi una folgorazione, perché era ancora molto legato a certe ritmiche standard, ma i suoni erano molto migliori. Come avrà continuato il chitarrista Steve Crow, unico membro originario rimasto, dopo una rivoluzione totale nella formazione e soprattutto senza Angel Ochoa passato ai Disgorge? 'His Divine Shadow' marca subito un parziale allontanamento da quell'influenza nefasta dello slam più becero e aggiunge ulteriore esperienza a una carriera forse poco lanciata a causa della frequenza ridotta di pubblicazioni. Sentire i riff con chiarezza, precisione e spessore non è oramai tanto scontato, e non lo è neanche ascoltare, in questo contesto, un drumming brutal classico invece che mid tempo con groove senza inventiva. D'altronde il nuovo batterista suona nei Vile, mica nell'ultima band con nome random purulento/apocalittico. Mi stavo per commuovere quando ho compreso e assimilato tutti i distinti passaggi che lascia "Pestilential Reign". E poi riuscire a riconoscere una canzone in quella solita mezz'ora che i gruppi del genere pubblicano su disco non è un'impresa: la doppietta "Legion"/"Ascending The Spectral Throne" è un colpo assestato con sadismo, coniuga un brano lento che non rinuncia a parti elaborate a uno che ha uno sviluppo relativamente più classico, con una melodia epica niente male. In generale tra le linee di chitarra si legge la voglia di andare oltre il muro senza appigli di certe uscite affini e il pregevole lavoro "melodico" (virgolette d'obbligo) e di assemblaggio delle canzoni più semplice fa leggermente allontanare questo album dalle due solite grosse influenze dei Suffocation e dei Disgorge. Insomma, c'è aria nuova da queste parti e sembra che senza i due Cephalotripsy (ex cantante e ex batterista) la musica sia cambiata in meglio. Sicuramente questo non andrà giù a chi -al contrario- era legato ai vecchi Condemned e alla ignoranza più marcata, ma lo show deve andare avanti e questa è la migliore direzione possibile.

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