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CHARRED WALLS OF THE DAMNED: Creatures Watching Over The Dead

data

22/09/2016
78


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Metal Blade Records
Distro:
Anno: 2016

Tra la critica italiana e i Charred Walls Of The Damned non è mai scoppiata la scintilla. Tanta freddezza, tanto scetticismo, tanta superficialità nel giudicare un prodotto che, per quanto mi riguarda, ha tutte le carte in regola per regalare orgasmi uditivi multipli. Tutti hanno un sogno musical-erotico. C'è chi vorrebbe sentire i Pantera riformati con Zakk Wylde e chi ha ancora il cuore sanguinante dopo la fine prematura di quel particolare tipo di metal presente nell'ultimo disco in studio dei Death e poi nell'unico dei Control Denied. Un metal estremo che utilizza un drumming tecnico e potentissimo, adatto sia al death che all'heavy, con voce classica e altrettanto dirompente. I CWOTD hanno la sezione ritmica dei due capolavori appena citati, DiGiorgio e Christy. In realtà il songwriting è appannaggio essenzialmente di quest'ultimo, che poi chiama a raccolta gli altri mostri del metal che potete leggere qui a sinistra. Non sono molti quelli che riescono a mantenersi su questo genere ibrido senza cadere nel prog, nel power e nel thrash. Mi vengono in mente i Satan's Host e qualcosina degli Iced Earth, ma ascoltando 'The Glorious Burden' (presenti sia Ripper che il batterista) è lampante come i CWOTD siano su un altro piano. Spesso la tecnica ti prende la mano e ti fa perdere l'orientamento, cosa che qui dentro, in 'Creatures Watching over the Dead' non accade perché i pezzi si sviluppano in modo classico: riff iniziale, strofa, ritornello. Ed è sempre stato così per loro, anche i predecessori avevano questa capacità di farsi apprezzare con pochi giri nello stereo. Come lunghezza siamo tornati alla sinteticità dell'esordio, anche se come uso delle melodie siamo più vicini a 'Cold Winds On Timeless Days'. I brani sono diversissimi tra di loro: si passa dalla violentissima "The Soulless", vicina al death in più punti, a "My Eyes", melodica ma non facile come le acchiappone "Living In The Shadow Of Yesterday" e "Tear Me Down". Manco a dirlo, prestazioni dei musicisti da dieci e lode. Se solo ci fosse stata fantasia maggiore nella scrittur dei riff saremmo stati già prostrati in ginocchio, ma anche così ci resta tra le mani un prodotto invidiabile, ma evidentemente il destino dei CWOTD non è quello di scrivere pagine indimenticabili del metal, ma "solamente" continuare a solleticare la libidine cui ho accennato all'inizio della recensione. Adatti a ogni metallaro che si definisca tale, da 0 a 99 anni.

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