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CAULDRON: Tomorrow's Lost

data

10/10/2012
65


Genere: Heavy Metal
Etichetta: Earache Records
Distro:
Anno: 2012

Rullo di tamburi: i Cauldron hanno azzeccato un disco. Strano forte, eh? Dopo due album all'insegna non solo della spudorata scopiazzatura dei grandi degli anni Ottanta, ma caratterizzati pure da produzioni mediocri e prestazioni dei musicisti altalenanti, 'Tomorrow's Lost' non riscrive alcuna regola, figuriamoci, ma riesce laddove i suoi poco illustri predecessori avevano fallito. No, nessuna mira eccessiva, la Earache sembra voler cavalcare l'onda revivalista alla meno peggio, e questi canadesi, dai nomi d'arte alquanto infantili sono appunto quello che serve all'etichetta. Anche qui la produzione si mantiene ad un livello che oramai qualunque band autoprodotta riuscirebbe a superare. La scarsa coesione tra sezione ritmica e voce, ma lo stesso volume con cui si ascolta la voce di Jason Decay perdersi sotto le chitarre è segno di poco impegno dietro al mixer, visto che la Earache non ci sembra l'ultima arrivata. A proposito del cantante/bassista, co-artefice delle disfatte dei dischi precedenti con una voce che non dovrebbe superare lo step della demo in cantina, oramai ci ha assuefatto e la si sopporta, almeno è intonata ed è sempre meglio di certe galline spacciate per cantanti che si sentono in giro. Insomma, James Hetfield di 'Kill 'em All' al confronto è Freddy Mercury. Lo si sappia visto che superato questo scoglio gli amanti di Saxon, Iron Maiden ("Fight For Day" fa fischiare le orecchie a Steve Harris), e perchè no Diamond Head, potrebbero trovare i Cauldron dei degni tributanti delle vecchie glorie che furono. E qui torniamo all'inizio della recensione: il disco è ascoltabile e sopra la media degli altri loro dischi per una buona metà. Le prime quattro tracce fanno venire alla mente gli Angel Witch e qualcosa dei Def Leppard, sicuramente dirompenti e piacevolmente retró. Poi sempre retró resta il cd, ma non c'è piacere ad ascoltare la spenta "Relentless Temptress" o il coro immaturo di "Endless Ways", mentre la finale titletrack stupisce in positivo grazie ad una aggressività che ci riporta trent'anni addietro. Un piccolo passo in avanti per i Cauldron, un passo indietro per il metal.

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