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BORKNAGAR: Winter Thrice

data

07/02/2016
82


Genere: Progressive Black Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2016

Avete idea di che pressione deve esserci sui Borknagar? Quella che porta a considerare come fallimento anche il semplice e fisiologico ripetersi o non essere sempre perfettamente lucidi. Nonostante ciò, quello composto da Vintersorg - ICS Vortex - Lazare al microfono è un tridente inarrestabile, e se le composizioni di Øystein Garnes Brun, vero cervello dietro a tutto questo, sono all'altezza... Beh, gli stessi Borknagar diventano un must per chi ascolta metal a trecentosessanta gradi. 'Winter Thrice' è il loro decimo album in vent'anni di carriera, e se possiamo avventurarci in complessi calcoli matematici che miracolosamente non hanno coinvolto calcolatrici, fa un disco in media ogni due anni, che non vuole dire niente se a farlo sono dei gruppi senza mezza idea che scopiazzano i Motörhead, ma significa tantissimo se lo fa qualcuno dell'ala più avanguardista, che per definizione è avanti. I Borknagar potranno anche esser stati meno rivoluzionari degli Enslaved, eppure il loro valore è innegabile. Attualmente sono in quella che potremmo definire come "terza fase" della loro carriera, divisa in tre tronconi da tre dischi ognuna, interrotti dall'acustico 'Origin'. 'Winter Thrice' segue i suoi due gemelli eterozigoti 'Universal' e 'Urd' e un po' ne subisce la grandezza, soprattutto se li avete ascoltati solo ultimamente. Il suo valore non sta nel voler cambiare le regole del gioco, ma nell'impiegare tali regole nel modo più fantasioso possibile, ponendo l'accento su alcune caratteristiche. In primo luogo ci sono le voci: un dream team del genere ha reso l'album un gioiello anche se ci concentrassimo sul solo cantato, anche se sparissero tutti gli strumenti. Inutile dirvi in quali primeggia l'uno o l'altro, guardate che in due pezzi appare anche il redivivo Garm, e riesce addirittura a dare ulteriore profondità all'insieme. E poi ecco emergere le stesse canzoni, dalla fattura inconfondibile, eppure sempre diverse, che come in passato prendono dal black, dal folk, dal viking e frullano il tutto in un grosso contenitore senza schemi, che si identifica in prog black in senso stretto in diversi frangenti, ma non in tutti. I primi tre pezzi sono da best of clandestino fatto in casa e da non togliere più dallo stereo della propria auto, senza togliere nulla agli altri. Un brano diretto come "Panorama" vi sorprenderà e quel sintetizzatore risuonerà nella vostra testa per tanto tempo. Ci aspettavamo questo dai Borknagar? Sì, non siamo stati colti di sorpresa, se dobbiamo ammetterlo. Il territorio è conosciuto dalla band intera, non sono stati fatti azzardi e il pastrocchio degli Arcturus dello scorso anno non è proprio in vista. Siamo stati soddisfatti? Ancora sì, per Odino. E perdonateci se queste parole non hanno fatto breccia nei vostri cervelli, argomentare qualche frase di senso compiuto sui Borknagar è sempre un'impresa per noi scribacchini. È tutto così meravigliosamente melodico e brillante, una dimensione artistica superiore in cui il detto "il troppo storpia" non trova affatto applicazione.

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