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BONEHUNTER: Sexual Panic Human Machine

data

11/08/2017
72


Genere: Black / Thrash / Punk Metal
Etichetta: Hells Headbanger Records
Distro:
Anno: 2017

Dove, se non in una cabina criogenica assieme a un allupatissimo lupo mannaro? Dove, se non alla Hells Headbangers? Dove, se non a casa? I Bonehunter non sono i primi e non saranno gli ultimi a farci sgocciolare l'ugello e renderci totalmente incapaci di intendere e di volere, costringendoci alle più turpi fantasie. Mi reincarno ogni volta in un qualcosa che ha la stessa materia grigia di una bottiglia di birra. Rotta, per giunta. Dovrebbero studiarlo gli psicologi questo fenomeno. 'Sexual Panic Human Machine' è il secondo album della band finlandese, che come potete ben immaginare non ha preso molto dai ben più raffinati Amorphis e Sentenced, né da qualche zumpallero zumpallà tipo i Korpiklaani. È l'allattamento alle poppute riserve di alcol puro dei Gehennah, è la ennesima rivalutazione del punk nel metal, ma è anche qualcosa di più. Altrimenti sarebbero rimasti a "Devil Metal Punks" del disco precedente e avrei liquidato il tutto con una risata e poco altro. Invece una voce roca e impastata li ha richiamati dall'alto, era il nostro dio col Rickenbacker a tracolla e dei porrazzi in faccia che ha infuso in loro una sorta di senso di responsabilità. Insomma, quella che si può richiedere a gente che piazza erezioni di lupi mannari in copertina. Il gruppo si è impegnato al massimo, ha iniziato ad affinare la propria tecnica e addirittura scritto canzoni migliori. C'è il black, il punk, lo speed/thrash, anche il doom nella title track ed è lì che la crescita è sensibile come l'alzabandiera nei momenti meno opportuni. Ci sono venature epiche qua e là che fanno venire in mente la bellissima progressione dei Barbarian. La potenza di fuoco della produzione non è trascurabile, opera anche del mastering di Joel Grind dei Toxic Holocaust, soprattutto nella definizione della batteria. Nella concitazione familiare si dimentica quasi che è tutto già sentito e risentito, e che il divertimento è tutto, a patto di spegnere il cervello. Ci sono dei brani che acchiappano un po' meno degli altri e in generale il difetto più fastidioso è il leggero filtro applicato alla voce, molto alta nel mix come se si temesse che da sola non potesse farcela a gestire tutto, quando non sembra proprio il caso. Ci sarà sempre posto nel cuore dei metallari per un gruppo come i Bonehunter. Nel malaugurato giorno in cui il popolo del metal li dovesse respingere potete chiudermi in laboratorio col lupo infoiato e buttar via la chiave.

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