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BENEDICTUM: Obey

data

05/12/2013
75


Genere: US Metal
Etichetta: Frontiers Records
Distro:
Anno: 2013

Attesissimo quarto album della band americana, almeno per tutti i pervertiti sadomasochisti che sbavano dietro alle curve scultoree di Veronica Freeman. Dopo il precedente 'Dominion', 'Obey' mette ancora più in chiaro la forza concettuale dei Benedictum, che non crediamo vogliano partecipare alle sculaccate pervertite dei rattusi, ma solamente confermare la loro posizione nel panorama del classic metal moderno. La Freeman è una vera e propria forza della natura, non ci piove, tanto che non staremmo a parlare di tale bel disco senza la rabbia e l'enfasi di questa amazzone, melodica all'occorrenza ("Die To Love You"), autoritaria e bellicosa nella maggior parte dell'album. Non a caso sono coronati da sue interpretazioni alcuni highlight di 'Obey', come "Cry" che vede la partecipazione di Tony Martin (inchino) oppure la tesissima "Scream". La band, dal canto suo, rinnovata nella sezione ritmica rispetta al precedente lavoro, martella in modo terremotante e preciso, andando al sodo e centrando il punto di contatto tra heavy metal e thrash, violentando l'acciaio come in "Fractured" e la titletrack oppure andando sullo speed più classico in "Apex Nation". Le rocciose divagazioni epiche nello stile di "Crossing Over" sono riempitivi (!) rispetto al resto, anche se i Manowar non scrivono un brano del genere da vent'anni. Non si può omettere una citazione per "Retrograde": già l'inizio, in cui le chitarre infrangono i cori gregoriani, lascia presagire il meglio, poi si ha un continuo sviluppo che rimanda ai grandi brani degli Iron Maiden da sette minuti e passa, ma trasposti nell'ottica dark dei Metal Church.

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