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BADLANDS: BADLANDS

data

14/03/2004
93


Genere: Hard Rock
Etichetta: Atlantic Rec.
Anno: 1989

Badlands: energia a profusione e viscerali fino a mostrare il midollo, reduci da precedenti esperienze che hanno contribuito a rendere il rock duro quell’incredibile carrozzone che porta seco gesta e musica leggendarie: Jake E. Lee chitarrista di Ozzy periodo ’83-’86, Ray Gillen presta la voce per “Eternal Idol” dei Sabbath ma l’album non verrà mai pubblicato e già precedentemente nel progetto Phenomena, sostituito poi da Tony Martin, ed Eric Singer, drummer dei Sabbath in “Seventh Star” ed “Eternal Idol” e dei Kiss, in seguito, nei ’90. Inzuppati di sudaticcio blues e da quegli umori malinconici ma allo stesso tempo di speranza che hanno prestato il fianco ai canti di libertà di milioni di soggetti in quegli stati ex schiavisti ai piedi della grande America “evoluta” durante il secolo scorso, ed ispirati dai padri pellegrini Led Zeppelin che per primi conquistarono il territorio hard-blues elevandolo a vero e proprio stato dell’arte. E’ il loro esordio. Intenso, ruvido ed a tratti sospirato, che si muove alla fine di una decade e bussa alle porte di quella a venire senza timori. Un disco al di fuori del tempo, dall’incedere polveroso ed itinerante come in “Rumblin Train”, colonna sonora per corpi irrequieti e senza meta, dall’hard ad alto voltaggio di “High wire” e “Dreams in the dark”, quest’ultima che strizza l’occhio all’hard melodico, fino ad arrivare alle zeppeliniane, meste sonorità di “Seasons” e “Winter’s call”. Questi i punti più alti di un disco che meriterebbe comunque menzione particolare per ogni singolo secondo, mai una song che non entra dentro senza scuotere l’anima, mai una nota che non farà che lasciare scorrere nelle vene la linfa vitale dei Badlands composta da un mix di sangue, alcool e sudore e lacrime e polvere ed elettricità(a tal proposito Hard Driver” e “Dancing on the edge” staccheranno il vostro brutto culo dalla sedia). Fattori non certo meno importati, la classe esagerata di Jake E. Lee, pirotecnica ma calda, l’ugola di Gillen ora sofferente e sussurrante poi aggressiva ed abrasiva(in diversi punti ricorda mr. Plant). Prima di concludere dedicherei le ultime righe al mai troppo compianto Gillen, morto di Aids nel 1993: di voci come la sua se ne sente, sinceramente, la mancanza. Come di dischi di tale fattura.

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