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AVANTASIA: Ghostlights

data

12/02/2016
80


Genere: Symphonic Power Metal
Etichetta: Nuclear Blast Records
Distro:
Anno: 2016

Oramai abbiamo inquadrato il modus operandi di Tobias Sammet: con gli Edguy da qualche tempo si concentra su brani più diretti e quasi hard rock, con gli Avantasia dà sfogo a tutta la grandeur sinfonica, teatrale, platealmente pomposa. Rispetto a 'The Mystery Of Time' non abbiamo più un'orchestra vera, ed effettivamente, utilizzando suoni computerizzati, questa componente fa un passo indietro regalandoci in 'Ghostlights' altri spunti degni di nota, come tanto power e un trasformismo nel songwriting che riesce a valorizzare gli immancabili ospiti chiamati a cantare e suonare nelle dodici tracce. Il brano di apertura è un palese omaggio a Meat Loaf e stride un po' con il resto del disco, essendo provocatoriamente ammiccante e corale. Chissà, magari sfonda sul serio in qualche hit parade. Stavolta è della partita anche il batterista degli Edguy, e questo riavvicina inevitabilmente le due esperienze, soprattutto in "Draconian Love" e "Babylon Vampyres", che sono arrangiate in modo diverso, ed i dettagli sono da "disco degli Avantasia", ma gli attacchi prima dei ritornelli sono inconfondibili. Meno citazioni sono presenti nella grandiosa suite "Let The Storm Descend Upon You", che anche senza Mason dei Warrant, Atkins dei Pretty Maids e Sua Maestà Jorn Lande sarebe un ottimo brano, ma con certi cantanti bisogna solo prostrarsi per la meraviglia. "Master Of The Pendulum" è praticamente cucita addosso a Marco Hietala, una canzone che avrebbe potuto essere tratta da qualche sessione di 'Dark Passions Play' dei Nightwish, se non avesse quel ritornello happy. La nostalgia prende il sopravvento nei due interventi di Michael Kiske, tanto che la sublime title track è uno dei momenti migliori del disco, in cui le voci dell'ex Helloween e del prode Tobias si intrecciano alla perfezione con il tessuto ritmico: emozionarsi nel power metal per un refrain o un bridge nel 2016 è ancora possibile. E se per voi è troppo zuccheroso, c'è la dura e cadenzata "Seduction of Decay" con Geoff Tate che mette in mostra il suo stile unico. Ci sono anche un paio di ballate, di cui una con di Sharon den Adel, ma abbiamo la sensazione che siano più il contorno che la portata principale, patatine fritte gustose, ma che lasciano il tempo che trovano, se consentite il paragone. Non riusciamo a decidere se sia meglio 'Ghostlights' o il suo predecessore, ci sono tante variabili che li rendono vicini e lontani allo stesso tempo, dipende dalla tipologia di canzoni che si cercano dagli Avantasia. Altro giro, altro centro pieno quindi per il folletto tedesco, che aspettiamo col suo carrozzone dei sogni in terra italica tra qualche settimana per un annunciato spettacolo di oltre tre ore (22 marzo, Milano).

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