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ASPHYX: Incoming Death

data

05/10/2016
82


Genere: Death Metal
Etichetta: Century Media Records
Distro:
Anno: 2016

C'è ancora bisogna di leggere una recensione degli Asphyx per sapere che di loro bisogna comprare tutto? C'è ancora chi aveva dubbi sull'operato di Baayens e Van Drunen dopo la dipartita di Bagchus (che ora ci delizia con quegli altri avanzi dell'inferno dei Soulburn)? Eppure la band ne ha passate di cotte e di crude negli anni, varie rivoluzioni nella formazione che hanno portato ad esempio all'omonimo nel 1994 o al troppo spesso dimenticato 'God Cries' di due anni succcessivo, e infine alla reunion nel decennio scorso. Ecco, se anche lì c'era qualche riserva su un ritorno dopo ben nove anni, avrebbe dovuto tenersela per se e ficcarsela diritta dove potete ben immaginare. Nel 2008 era uscito uno dei dischi più importanti del death metal degli anni Zero, ossia 'Of Frost and War' degli Hail of Bullets, Van Drunen cantava anche lì e solo l'anno dopo vide la luce 'Death... The Brutal Way'. Una doppietta che rimarrà nei sogni di chi ama il death metal. Quello vero, quello fatto di riff, di canzoni e di melodie tragiche. Di pesantezza costruita mattone dopo mattone, non di cacofonia iper tecnica. Insomma, siamo al terzo album dalla realizzazione di una delle rimpatriate più riuscite di sempre e niente, non ce n'è per nessuno. 'Incoming Death' ha i brani che ti sbranano vivo, come la title track di un minuto e cinquantasei, come "Candiru", ad esempio, che riprendono dove "Scorbutics" e "Vespa Crabro" avevano iniziato. La classe si vede anche da questo, dalla cura e dall'ispirazione inserita anche nei brani apparentemente più facili. Gli Asphyx sono però anche una continua tensione verso il doom, verso un mondo che i comuni gruppi death metal ignorano del tutto e lì vanno a prendere l'artiglieria pesante, lì rinforzano il proprio arsenale che rende 'Incoming Death' e ogni altra cosa scritta da loro immensamente superiore al resto delle altre cose old school. "Forerunners Of The Apocalypse" è il manifesto, "Wardroid" la gemma del disco e infine "Death: The Only Immortal" di otto minuti e "The Great Denial" di sette. Qui gli Hail of Bullets sono veramente molto vicini e con un'atmosfera più polverosa da Seconda Guerra Mondiale e un suono di rullante più marziale avremmo avuto qualcosa di simile a "Berlin" (da disco citato qui sopra). Bastano pochi minuti per entrare a pieno in questo saggio di morte violenta e non uscirne più. L'innesto del batterista dei Desaster è avvenuto alla grande. Date loro il contatto di Roberto Carlino, ché il prossimo spot sulle "solide realtà" lo facciamo fare agli Asphyx. Impressionanti come sempre.

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